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Roma-Logo(Calciopress-Stefano Cordeschi) La gara di Marassi, persa malamente dalla Roma, conferma che cambiando gli interpreti i risultati restano gli stessi. Segno tangibile di come la penuria di risultati in casa giallorossa non sia mai dipesa dal capro espiatorio individuato in Zeman.

Di lui erano state criticate anche le scelte di alcuni giocatori, su tutti quella del portiere. La Samp, come all’andata, ha ribadito che Stekelemburg non è il portiere che serve alla Roma, così come questo De Rossi. Ma la cosa che ha più disturbato il popolo giallorosso è stata la mancanza di polso da parte di un allenatore, Andreazzoli, che forse sarebbe meglio definire “traghettatore”. Un tecnico incapace di dare le giuste coordinate a una squadra già di per se in balia delle onde. Quel rigore battuto da Osvaldo ha il sapore dell’incertezza che regna nello spogliatoio giallorosso.

GOICOSTEK: Nei bar di Roma la definizione è sempre la stessa: “Di due non ne fai mezzo”. Mister Zeman questo lo aveva capito anzitempo, puntando almeno sulla reattività di Goicoechea. Proprio la Sampdoria, allora allenata da Ferrara, aveva messo a nudo le difficoltà di Stekelemburg (messo ai margini anche della propria nazionale). A distanza di tempo sono ancora i blucerchiati a testare l’inconsistenza di un portiere mai decisivo e sicuro. Il gol di Sansone mette il dito nella piaga e svela la pochezza di un portiere i cui limiti sono sotto gli occhi di tutti. Anche Goicoechea non ha saputo dare l’apporto sperato: ma una certa vivacità, rispetto al primo, l’ha più volte propinata.

CAPITAN “PASSATO”: C’era una volta un ragazzo grintoso che per Roma e per la Roma dava tutto, meritandosi giustamente l’appellativo di “Capitan Futuro”. Da tempo quel ragazzo non calca più i campi da calcio, almeno con quelle prerogative. Daniele De Rossi sembra essersi smarrito, come se si sentisse un corpo estraneo a questa Roma. Non lotta, non sbuffa e spesso lo vedi con lo sguardo perso nel vuoto. Neanche la Nazionale è riuscita a dare linfa a un giocatore troppo importante per essere quello visto negli ultimi tempi. E forse, anche in questo caso, il tecnico boemo non era poi andato così lontano da una sua logica esclusione dai titolari.

AURELIO “IL TRAGHETTATORE”: Non è una forma dispregiativa per definire una persona seria come Aurelio Andreazzoli. Ma, per favore, non chiamatelo nuovo allenatore della Roma. Traghettatore è e traghettatore resta, che ne dica il duo delle meraviglie Baldini-Sabatini. Con Andreazzoli in panchina la Roma ha ufficialmente dichiarato un’autogestione, celandola dietro al fatto che il neo tecnico giallorosso, conosce bene l’ambiente e i giocatori. Sia ben chiaro, nulla si può imputare al tecnico massese che, mai nella sua carriera, si è cimentato a livelli così importanti. Semmai le colpe vanno ricercate altrove: vedasi alla voce società, incapace di dare  dettami e regole di cui troppi allenatori hanno lamentato l’assenza. A partire dallo stesso Spalletti, passando per Ranieri, Luis Enrique e infine Zeman. Fatto sta che a pagare sono altri, come accade nella migliore delle tradizioni italiane.

Stefano Cordeschi – www.calciopress.net

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