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Sergio Mutolo

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Pride Park, stadio Derby CountyE’ sempre un buon esercizio partire dai numeri. Una procedura che aiuta spesso a capire meglio come stanno andando davvero le cose.

Nel calcio parlare di numeri significa soprattutto quantificare le presenze degli spettatori negli stadi. I tifosi sono l’essenza e l’anima di questo sport. Il progressivo svuotamento delle tribune, con il quale dobbiamo confrontarci alle nostre latitudini, è un indicatore inequivoco della angosciante deriva del sistema.

Partendo da questa premessa Calciopress ha deciso di passare in rassegna i dati della Championship, l’equivalente inglese della cadetteria. Una categoria popolata da 24 club, che ci fa entrare dentro un mondo assolutamente non replicabile nel nostro campionato.

Ai fini dell’analisi sono state utilizzate, come in altre occasioni abbiamo fatto, le statistiche tratte dal pregevolissimo sito web ufficiale della Football League. La media-partita nella stagione 2012-2013 è stata pari a 17.496 spettatori. Un valore numerico sovrapponibile a quello dello scorso campionato (17.340) e in crescita rispetto a due anni fa (16.659).

Nelle prime cinque posizioni della graduatoria troviamo:
1) Brighton (media gara 26.236)
2) Sheffield Wed (24.078)
3) Derby Conty (23.228)
4) Nottingham Forest (23.082)
5) Cardiff City (22.998)

Le ultime cinque posizioni sono occupate da:
20) Bristol City (13.348)
21) Burnley (12.928)
22) Millwall (10.559)
23) Barnsley (10.207)
24) Peterborough (8.215)

La partita più vista è stata Derby County-Nottingham Forest del 19/01/2013 con 33.010 presenze (nella foto Pride Park, lo stadio dove gioca il Derby). Quella meno seguita è stata invece Peterborough-Bristol City del 18/09/2012, alla quale hanno assistito 5.435 spettatori.

In Championship 8 club su 24 vantano una media di presenze superiore a 21mila spettatori. Altri 5 si attestano su valori compresi tra 20mila e 17mila. In 10 casi il cassiere contabilizza tra 17mila e 10mila presenze. Solo una squadra (il Peterborough) resta confinata sotto la media di 10mila.

Si tratta di dati numerici stratosferici, non solo per l’equivalente categoria italiana (“Calcio, quando la Serie B fa 4.800 spettatori a partita“), sui quali dovrebbero riflettere con molta attenzione i dirigenti del nostro calcio mediocre e appiattito su pay tv intrusive che fanno il bello e cattivo tempo.

Per riportare la gente negli stadi si tratta di trovare gli strumenti e gli ingredienti giusti. Per farlo occorrerebbe miscelare idee, passione, slancio e fantasia.  Non è certo la strada che si sta cercando di battere, in Italia, per risollevare le sorti di un sistema ormai ingessato e pressocchè cachettico.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

 

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