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Sergio Mutolo

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Gambe & Pallone 6Il Fair Play Finanziario era stato lanciato da Michel Platini e dal Comitato Esecutivo della Uefa per contrastare il doping amministrativo. Un gioco sporco che altera i risultati sportivi, viola le regole della lealtà, mette in un angolo le pari opportunità e produce danni irreversibili sui bilanci.

Lo dimostra il profondo rosso in cui versano (più o meno tutti) i club europei. L’appartenenza alla Premier inglese, alla Liga spagnola o alla Serie A italiana non fa differenza alcuna in questo campo. Unica virtuosa eccezione la Bundesliga tedesca. Gli stessi tifosi si erano alla fine schierati a favore di un provvedimento preso a tutela delle società. Il rischio di veder cancellare le squadre del cuore aveva spazzato via gli ultimi tentennamenti.

Le linee guida tracciate a Nyon prevedevano una serie di passi obbligati. I due momenti focali avrebbero dovuto essere il contenimento dei debiti entro percentuali prefissate del budget e il ricorso all’autofinanziamento. Il mancato rispetto di queste norme avrebbe dovuto comportare una serie di interventi che potevano arrivare all’esclusione dei club dalle Coppe Europee.

Per sovrintendere ai vari passaggi, per i quali era stato fissato un arco temporale di circa tre anni, si era deciso di istituire anche un comitato di controllo (il cosiddetto “panel”) con la funzione di vigilare sull’applicazione progressiva delle regole.

La battaglia avviata dalla Uefa in favore di un calcio più sostenibile in quanto connotato da equilibri economici compatibili era dunque pienamente condivisibile e (almeno a parole) da tutti condivisa.

Numerosi erano apparsi da subito i punti critici ostanti l’attuazione di questa epocale riforma. Limitiamoci ai cinque più significativi, per non annoiare il lettore:

1) Determinazione dei tetti degli eventuali sforamenti.

2) Definizione delle poste di bilancio da escludere per non limitare eccessivamente gli investimenti futuri (spese per i vivai o per la costruzione di nuovi stadi).

3) Messa a punto di una normativa, a carattere internazionale, conforme a quelle applicate a livello nazionale.

4) Prevenzione e delimitazione dei ricorsi giudiziari (previsti a cascata).

5) Limiti all’indebitamento, una fonte alla quale i club sono ricorsi e continuano a ricorrere in maniera quasi totalitaria alla faccia dell’autofinanziamento.

Era una partita ardua da giocare. I risultati, finora, non sono stati all’altezza delle aspettative come in molti avevano previsto, alla luce dello strapotere economico dei club che dettano legge in campo europeo. Troppo forti e molto difficili da irregimentare.

Il rischio è che finiscano nella rete i soliti pesci piccoli, tanto per buttare un po’ di fumo negli occhi (clicca QUI). Accade non solo nel mondo del calcio, quando si parla di applicazione di regole stringenti alle quali i potenti di turno non sono abituati a sottostare.

Sergio Mutolo  www.calciopress.net

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