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Hellas Verona - Tifosi scaligeriPer quali ragioni si diventa tifosi di una squadra di calcio? Perché si rimane legati al club che si è scelto fin da piccoli di amare per tutta una vita intera? Come si elabora il senso identitario dell’appartenenza?

Le ragioni della simbiosi che lega ogni vero tifoso alla propria squadra del cuore restano misteriose. In tanti hanno cercato di spiegarle a quanti considerano ancora il calcio uno stupido gioco in cui ventidue uomini in mutande si danno da fare per inseguire un pallone su un prato verde.

L’autorevolezza di quanti si sono impegnati in questo compito, un elenco che si allunga di anno in anno e comprende nomi prestigiosi, rende conto della difficoltà del compito.

Il fatto è che il calcio resta, sostanzialmente, una magia. Come accade per ogni sortilegio, non ci si può limitare a darne mere interpretazioni. Bisogna viverlo. Anzi, saperlo vivere.

Per spiegare il perché di questo attaccamento, che esprime un sostegno alle maglie di forte valenza etica e aiuta a riscaldare il cuore in tempi davvero difficili, prendiamo in prestito le parole del poeta Giovanni Raboni (1932-2004).

Si è tifosi della propria squadra perché si è tifosi della propria vita, di se stessi, di quello che si è stati, di quello che si spera di continuare a essere. E’ un segno, un segno che ognuno riceve una volta per sempre, una sorta di investitura che ti accompagna per tutta la vita, un simbolo forte che si radica dentro di te, insieme con la tua innocenza, tra fantasia, sogno e gioco.

La magia del football si spiega anche e soprattutto con il modo di viverlo dei  tifosi. Il calcio sognato dai sognatori, che rischia di frantumarsi travolto da una realtà sempre più precaria.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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