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Gambe e palloneI tifosi,  e con loro i pochi addetti ai lavori rimasti fedeli al ruolo di narratori neutrali dello sfascio al quale è stato ridotto il calcio italiano, assistono sempre più sgomenti alla deriva infinita di uno sport con cui non riescono più a identificarsi.

Contribuisce a renderli catatonici, oltre alla percezione del disastro incombente, il flusso di partite sempre più mediocri che si giocano a qualsiasi ora di qualsiasi giorno dentro stadi semivuoti e fatiscenti per conformarsi ai palinsesti di pay tv  affatto lungimiranti (“Calcio e nuvole, tifosi da stadio e teleutenti da salotto).

La Juventus è rimasta, volenti o nolenti, la sola stella polare di questo ignobile caravanserraglio. I bianconeri stanno dominando il campionato di Serie A e sono rimasti i soli a difendere la bandiera italiana nelle Coppe Europee, anche se declassati dalla Champions alla Europa League.

Il vuoto dirigenziale è palpabile, a tutti i livelli. Chi da lustri si è autoincollato alle poltrone di vertice non ha carisma né passione, due elementi fondamentali per ricomporre un giocattolo ormai finito in mille pezzi.

L’immagine che all’esterno il sistema calcio italiano offre di se stesso è quella di una barca con le vele rotte. Nessun nocchiero è più in grado di rimetterla in mare. Ormai anche i tifosi stanno per scendere definitivamente a riva (“Calcio, quando anche i tifosi abbandonano la nave”).

Sono sempre meno i giorni del vino e delle rose. Latitano sogni e speranze. Cresce il disincanto. Evapora la voglia di lottare per tenere ancorato alla terra un pianeta che sta per deflagrare nello spazio cosmico. Lo spaesamento dei tifosi è totale. Il senso di appartenenza vacilla. L’indifferenza, che per gli umani è il peggiore di tutti i mali, ormai occhieggia dietro l’angolo.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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