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Sergio Mutolo

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Gambe & Pallone 1Quando il tempo dei  verdetti si avvicina e la gente fiuta aria di promozione o di play off, anche le piazze più spente sembrano entrare in subbuglio. L’entusiasmo sale alle stelle.

Stadi fino ad allora vuoti come cattedrali del deserto, magicamente si riempiono. Le città vanno in tilt. Si registrano esodi biblici, ammesso e non concesso che l’Osservatorio li consenta. Un fiume di gente si riverserà nelle strade a giochi fatti, dando vita a una bolgia di colori. Euforia e bagni di folla mai visti.

Tutto bene. E’ il bello del calcio, la sua anima più vera. Succede ad ogni latitudine, quando si riesce a catturare un sogno a lungo sognato. E’ più che giustificato tornare bambini per festeggiarlo. Si tratta del lato nobile di uno sport popolare, anche se spesso criticato e discusso. In virtù del quale si resta fedeli nel tempo ai propri colori, sempre e comunque. In un modo a tal punto speciale da non essere, in assoluto, riproducibile in qualsiasi altro aspetto della vita.

Ecco così che, a maggio, spunteranno come funghi i tifosi dell’ultima ora ovvero i tifosi per caso. Quelli che salgono solo quando il treno in corsa ha per destinazione il paradiso. Quelli che non vogliono assolutamente mancare a nessuno degli eventi della città in cui vivono, pur senza riuscire a carpirne la specificità. I presenzialisti a ogni costo. Gli imbucati ad una festa che non gli appartiene e che non hanno contribuito a organizzare. Dov’erano costoro nei momenti bui, quando le maglie avrebbero avuto bisogno di loro? E’ sempre andata così. E così continuerà ad andare. Nel calcio come nella vita. Un modo di essere che fa parte del genoma degli umani.

Largo a chi vuole esserci a tutti i costi. Ma il tifoso vero, quello doc, è ben altra cosa. Lo sanno, eccome, piazze calde e appassionate che hanno dovuto mangiare la polvere finendo sull’orlo del baratro. Città in totale simbiosi con le maglie, ma che hanno avuto a che fare con l’asprezza del dolore senza che il sostegno venisse mai meno.

Sia come sia ben vengano i tifosi per caso. Fanno anche loro numero. Il mondo pallonaro italiano ne ha bisogno per rinascere dalle sue ceneri. Costoro sappiano però che le maglie portano i colori della città e che si devono saper amare sempre e comunque.

Nel calcio non dovrebbero esistere le stagioni dell’amore. La passione che proviamo per la nostra squadra del cuore, quella vera e genuina, dovrebbe manifestarsi nella buona come nella cattiva sorte. Senza pause nè picchi, ma solo per seguire la sottile linea rossa che porta dritta al cuore.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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