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Palloni  Lega PRO_2012La Lega Pro, a partire dalla stagione sportiva 2014-2015, diventerà una Divisione Unica. La terza serie nazionale tornerà così ad essere la vecchia serie C di una volta, con 60 club suddivisi in tre gironi da 20 squadre ciascuno. 

Per arrivare a questo risultato la Lega di Firenze guidata dal presidente Mario Macalli ha partorito una complicata riforma dei campionati che porterà da quest’anno alla cancellazione della Seconda Divisione, la mai decollata C2.

Sono stati stabilititi nel dettaglio i criteri, alquanto astrusi per il vero, che regoleranno questo ennesimo cambiamento di format. Quest’anno non sono previste retrocessioni in Prima Divisione, mentre la metà dei club di Seconda dovrà mestamente far ritorno in una Serie D a sua volta esageratamente ipertrofica (cliccate QUI per tutto quello che c’è da sapere sulla riforma della Lega Pro).

Un passo indietro doloroso ma necessario, quello deciso da Macalli, che sancisce di fatto il fallimento della riforma lanciata appena sei anni fa (era il 19 giugno 2008). Una scelta che venne segnata allora dalla trasformazione della Serie C in una Lega Pro popolata da ben 90 club, suddivisi tra Prima e Seconda Divisione.

Un progetto che si proponeva di realizzare, secondo le parole dello stesso Macalli in sede di presentazione, un  “cambiamento epocale” della terza serie nazionale grazie al quale si sarebbe riusciti a uniformare la nuova categoria al “modello delle leghe inglesi”. Obiettivi neppure mai sfiorati da un’operazione che si è rivelata, alla resa dei conti, un semplice e inutile maquillage.

La Lega di Firenze, dopo aver fatto realisticamente i conti con lo scarso margine di sopravvivenza assicurato al numero strabordante di società che si era voluto concentrare in una categoria comunque periferica del calcio italiano (a sua volta sempre più emarginato dai sistemi europei più avanzati), ha deciso di innestare rapidamente la retromarcia.

Si tratta adesso di capire se anche il numero di sessanta club concentrati all’interno di una categoria così complicata da gestire a livello finanziario potrà essere davvero sostenibile. Sono molte le perplessità in questo senso, visto lo stato in cui versano i bilanci della stragrande maggioranza delle società che si preparano ad affrontare questa nuova e difficile avventura.

Servirà a breve una nuova e ancor più dolorosa riforma? Non sarebbe stato forse meglio volare bassi già dalla stagione 2014-15? Conviene ancora alimentare illusioni e promesse che potrebbero non essere mantenute, tra un’alternanza devastante di fallimenti e ripescaggi? Queste sono le domande.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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