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Sergio Mutolo

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Guanti portiereNon riesce a trovare un approdo purchessia la penosa deriva verso la quale è stato trascinato il calcio italiano. I fallimenti si sommano ai fallimenti, in una catena senza fine che nessuno sembra ormai in grado di spezzare (“Triste Solitario y Final, quando il calcio perde i suoi orizzonti”).

Non c’è stato neppure il tempo di metabolizzare l’ennesimo scivolone nel Ranking, con la Serie A costretta a cedere il quarto posto al Portogallo nella classifica basata sul coefficiente Uefa (“Ranking, cronaca di un flop annunciato”).

La Finale di Coppa Italia giocata a Roma tra Napoli e Fiorentina somministra l’ennesima polpetta velenosa a un mondo pallonaro italiota che già sopravvive in stato cachettico. Una triste sceneggiata quella malamente recitata allo Stadio Olimpico, per sovrappiù alla presenza delle massime autorità politiche e calcistiche, quasi a certificare il definitivo flop non solo del mondo pallonaro ma del sistema Italia nel suo complesso (“Calcio di Coppa, un nuovo tragico flop”).

Come accade con regolarità svizzera alle nostre latitudini, si è data libera stura al solito fiume di parole vuote. La gente è stata inondata da uno tsunami di chiacchiere inutili e stucchevoli, che non hanno portato a nulla di concreto. Si è finito per confondere ancor di più le idee, allo scopo non tanto velato di lasciare tutto com’è. In attesa del nuovo scandalo.

Accade ormai in Italia che, nella politica come nel calcio, chi siede (senza merito) nelle stanze dei bottoni non sia più in grado di premere alcun pulsante. Tutti sembrano limitarsi alla pura passerella mediatica, con la  connivenza di media acritici che hanno perso il senso della propria funzione sociale.

Le parole se le porta il vento. Lo sfascio del sistema, invece, si continua a toccare con mano. Eppure sembra che a nessuno importi più niente. Come cantava De Andrè lo Stato – e con esso i suoi poteri satelliti, compresi quelli calcistici – “si costerna, si indigna e si impegna, poi getta la spugna con gran dignità”.

E’ così che si fa strada l’indifferenza, il vero cancro di questi tempi bui. Uno stato dell’animo che consente a pochi mediocri di imporre i propri particolarismi prevaricando l’interesse dei più.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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