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telecamera_StadioLa ripartizione dei diritti televisivi nel calcio è regolata dal decreto legislativo 9/2008, meglio conosciuto come legge Melandri-Gentiloni.

La Legge Melandri-Gentiloni. E’ entrata in vigore nel febbraio 2009. All’articolo 3, comma 1, esso prevede il ritorno alla vendita centralizzata dei diritti televisivi a partire dal campionato 2010-2011. Il suo obiettivo è quello di rendere più competitivo il campionato di Serie A, riducendo la forbice tra i club cosiddetti “grandi”, gli “emergenti” e i “medio-piccoli”.

– Norme salientiIn sintesi le peculiarità normative del DL 9/2008 sono:
1. contitolarità dei diritti tv del calcio fra la Lega e le società (ovvero il passaggio dalla titolarità soggettiva in capo ai singoli club alla contitolarità tra la Lega Calcio su mandato della Figc e i singoli organizzatori degli eventi, cioé le società);
2. nuovi criteri di mutualità (una quota delle risorse dei diritti viene destinata a sviluppare i settori giovanili delle società, a valorizzare e incentivare le categorie dilettantistiche, a sostenere gli investimenti per la sicurezza degli stadi e a finanziare ogni anno almeno due progetti di particolare rilievo sociale a sostegno di discipline sportive diverse dal calcio);
3. nuovi criteri di ripartizione delle risorse (vedi);
4. più concorrenza (la Lega può attuare più gare per l’assegnazione dei diritti sulle diverse piattaforme, o mettere le piattaforme in concorrenza fra loro, o utilizzare entrambe le modalità: nell’ipotesi di concorrenza fra piattaforme diverse, la Lega deve predisporre più pacchetti, equilibrati tra loro che non potranno essere tutti acquisiti da un solo operatore);
5. stop agli accaparramenti nell’acquisizione dei diritti (possono partecipare alle gare solo gli operatori che hanno il titolo abilitativo a trasmettere. E’ vietato acquisire in esclusiva tutti i pacchetti relativi alle dirette, fermi restando i divieti in materia di posizioni dominanti: in questo modo si vuole assicurare la presenza di più operatori del settore ed evitare che si acquisiscano diritti che non vengono direttamente esercitati da chi li compra. I contratti di licenza durano al massimo tre anni).

– Criteri di ripartizione delle risorse. I proventi derivanti dalla vendita collettiva dei diritti tv saranno suddivisi secondo il criterio seguente:
 40% in parti uguali fra tutte le squadre;
 30% sulla base dei risultati sportivi conseguiti (10% determinato in base dei risultati conseguiti da ogni squadra dalla stagione 1946/47; 15% in base ai risultati delle ultime 5 stagioni; 5% in base all’esito dell’ultimo campionato);
 30% secondo il bacino di utenza (25% determinato in base al numero di sostenitori di ogni squadra individuato da una o più società di indagine demoscopica incaricata dalla Lega calcio; 5% in base alla popolazione del comune di riferimento).

– La mutualità tra le Leghe professionisticheAi sensi della Legge Melandri-Gentiloni le società di serie A hanno l’obbligo di destinare alla mutualità il 10% dei proventi incassati per i diritti televisivi dalle pay tv (per un controvalore di circa 100 milioni di euro per anno). Il 7,5% di questo importo è destinato alla serie B, l’1,5% alla Lega Pro e l’1% alla Lega Nazionale Dilettanti.

Sa. Mig. – www.calciopress.net

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