Connect with us

Pubblicato

il

Berretto gialloblù segnaviaLa Serie A naviga a vista, ormai del tutto incapace di prendere atto della deriva nella quale è stato trascinato il campionato e del disarmo dei tifosi che stanno svuotando gli stadi.

Come se nulla fosse, il vergognoso precipizio nel ranking scivola addosso ai presidenti della massima serie nazionale spalleggiati dalla sempre più immobile Figc dell’imperturbabile Abete.

Le assemblee si succedono stancamente, con l’unico obiettivo di spartirsi i proventi delle pay tv. Quasi che, per quello che una volta era il più bel campionato del mondo, l’essere precipitati al quinto posto della classifica basata sul coefficiente Uefa dietro al Portogallo si possa e si debba considerare il più normale degli eventi.

In questo contesto che assomiglia a un pantano, nessuno fa niente per provare a cambiare le cose. Neppure le dichiarazioni in qualche modo stupefacenti rilasciate dal presidente della Lega Serie A Maurizio Beretta (leggi QUI), che sembra vivere in un pianeta diverso da quello del mondo pallonaro italiano che pure abita da lustri, riescono a sollevare un moto di generale sdegno tra addetti ai lavori catatonici rispetto allo stato indecoroso del sistema.

Fa eccezione la voce di Aligi Pontani che, dal suo solitario avamposto del web, continua a lanciare segnali non raccolti a naviganti distratti e insensibili a qualsiasi stimolo. Vorremmo condividere con i lettori di Calciopress, ai quali potrebbe essere sfuggita, una sua amara e realistica riflessione comparsa su repubblica.it che riportiamo integralmente a futura memoria (Sergio Mutolo).

“Il favoloso mondo della Lega calcio”

Avete visto che magnifico campionato? Non lo avete trovato davvero entusiasmante? Il record della Juventus non è forse la prova provata della grande qualità della nostra Serie A? Non avete notato come gli stadi siano più pieni, belli e allegri? Vi siete accorti dell’incredibile boom di abbonamenti alle pay tv? 

Bene, se tutto questo vi fosse sfuggito, fidatevi di chi ne sa più di voi. Si chiama Maurizio Beretta, fa il presidente della Lega calcio di serie A (a tempo perso, giacché ha anche un altro lavoro, per una nota banca). Essendo il presidente della Lega, che per chi non lo sapesse è un po’ la confindustria del calcio, Beretta ha recentemente parlato (alla radio) del prodotto che rappresenta, la serie A, nei termini sopra elencati. Dunque, secondo lui: pubblico in crescita, grande livello dimostrato dai 102 punti di chi ha vinto, prodotto tv sempre più appetibile e appetito. Le favole di Beretta farebbero solo sorridere, non venissero appunto da chi ha la responsabilità di guidare un mondo che oltre a tanti soldi muove tante passioni.

Beretta è stato rieletto alla presidenza della Lega per la sua qualità principale: non avere alcuna idea di riforma, nessun progetto se non quello di accontentare i suoi grandi elettori, i piccoli e medi club contrari a qualsiasi modifica dello status quo. Il suo mandato si riduce a questo: spartire i soldi dei diritti tv, gettando robusti ossi ai famelici presidenti dei club, senza disturbare oltre con strampalate idee di rinnovamento. Lui esegue, diligente, da cinque anni, ricevendo per il disturbo uno stipendio superiore e di parecchio a quelli imposti da Renzi ai manager pubblici. D’altra parte la Lega è un organismo privato, e dunque lui ringrazia e incassa, cumulando con l’altrettanto generoso stipendio bancario.

Il risultato, a parte la conclamata felicità del Beretta, è che nel calcio non cambia mai nulla, alla faccia dei risultati che sono ben diversi da quelli declamati dal presidente. L’indice di riempimento degli stadi italiani è il peggiore tra i grandi campionati europei, a dispetto dei dati ufficiali forniti da club come il Milan che mettono a referto 8-9 mila spettatori in più di quelli registrati dai tornelli agli ingressi; nel ranking Uefa, i nostri club sono stati scavalcati anche dal Portogallo; gli ultrà impazzano come in nessun altro posto dell’Europa calcisticamente evoluta; le tv ormai istruiscono i registi per non inquadrare mai gli spalti spettrali o gli striscioni che inneggiano al razzismo; il livello del campionato è stato, per giudizio pressoché unanime, infimo. I 102 punti sono una grandissima impresa, favorita però dal livello di cui sopra, come confermato dalle non esaltanti prove europee dei recordmen; nessuna ipotesi di riforma è stata discussa, tanto meno la riduzione del campionato da 20 a 18 squadre; nessuna politica culturale, etica, di rinnovamento è stata messa in atto dalla governance attuale. 

Questi sono i tristi fatti, che certo stonano un po’ con le belle parole di Beretta, un uomo elegante e sorridente, sempre. Un po’ come l’amico Abete, che guida invece la Federcalcio, e che adesso ha i mondiali per far dimenticare Genny e compagnia bella: un bel salvagente se andranno bene, una zavorra mortale se andranno male. Beretta invece ha il suo solito asso nella manica: la riuscita spartizione dei prossimi introiti delle tv. Il calcio fa schifo? Lo dite voi, disattenti. Finché le tv pagano, Beretta divide. Cosa chiedere di più? (Aligi Pontani, Tempo Scaduto, Repubblica.it del 20 maggio 2014).

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

Annuncio pubblicitario

OPINIONI

Opinioni7 giorni fa

La Juventus si riprende il talento di Sofia Cantore: sarà qualcosa di travolgente?

Quando nella stagione 2020-21 Sofia Cantore fu trasferita alla Florentia San Gimignano, in prestito dalla Juventus Women grazie ai buoni...

Editoriali2 settimane fa

Superlega Serie A femminile: un occhio di riguardo per i vivai

Per certificare il ruolo cruciale dei settori giovanili nella prossima Superlega professionistica della A femminile, è necessario tenere bene a...

Opinioni2 settimane fa

Calcio femminile e ‘grande storia’ dei club: solo il tifo non è negoziabile

Il calcio è uno sport bellissimo, a prescindere dal genere. La sua valenza sociale riposa nella trasversalità del tifo, che...

Editoriali2 settimane fa

Serie A e Serie B femminili: mancano pochi giorni alle iscrizioni

Il termine di scadenza per le iscrizioni ai campionati di Serie A e Serie B femminile incombe. Entro le ore...

Opinioni3 settimane fa

Calcio femminile, non solo Superlega: e la copertura mediatica?

La Serie A Femminile – con il passaggio al professionismo – deve stabilire la sua mission, che passa attraverso un...

Editoriali2 mesi fa

Serie A Femminile, occorre ossigeno: in campo la ‘meglio gioventù’

✅ Il passaggio al professionismo della Serie A Femminile rende ineludibile il potenziamento dei settori giovanili 👉🏾 “Serie A Femminile  e...

Opinioni2 mesi fa

Il senso dei tifosi per il calcio

Il calcio è uno sport bellissimo. Per le intrinseche dinamiche del gioco, ma anche per la valenza sociale e la...

Annuncio pubblicitario

Articoli del Mese

Copyright © Calciopress.net - Testata giornalistica reg. Trib. di Firenze atto 5591 del 04/07/2007 Direttore: Sergio Mutolo - Vicedirettore: Stefano Cordeschi