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Sergio Mutolo

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Dalla stagione sportiva 2014-2015 la Lega Pro diventerà la Prima Divisione Unica. La terza serie nazionale torna ad essere la Serie C di una volta. Sarà formata da 60 club, suddivisi in tre gironi da 20 squadre ciascuno.

Una scelta che certifica il fallimento dell’ultima riforma decisa dalla Lega di Firenze e lanciata appena sei anni fa. Un passo indietro doloroso quanto necessario.

Come più volte sottolineato a suo tempo dallo stesso Mario Macalli in sede di presentazione, il progetto partorito il 19 giugno 2008 si proponeva di “realizzare un cambiamento epocale della terza serie nazionale” e di “uniformare la nuova categoria al modello delle leghe inglesi”.

Due obiettivi mai sfiorati nel corso di questi anni difficili, che hanno viceversa trasformato l’intera operazione in un semplice e inutile maquillage. Macalli, verificato il risicato margine di sopravvivenza rispetto al numero strabordante di club che vi era stato incluso, ha deciso di innestare (fin troppo tardivamente) la retromarcia.

Il problema è capire se potrà essere davvero possibile gestire sessanta società all’interno di una categoria con poche risorse e dunque molto debole sotto il profilo finanziario, anche alla luce del fatto che solo le tre vincenti dei gironi saranno promosse direttamente in B mentre la quarta dovrà passare per la lotteria degli spareggi.

A queste perplessità si somma lo stato precario in cui versano i bilanci della stragrande maggioranza dei club che si preparano ad affrontare questa nuova e difficile avventura (leggi “59 club ammessi alla nuova Lega Pro Unica”).

Sarebbe stato forse meglio volare bassi già dalla stagione 2014-15. E’ verisimile ritenere che potrebbe rendersi necessaria, a tamburo battente, una nuova e ancor più dolorosa ristrutturazione del format. Alimentare illusioni e promesse, che potrebbero non essere mantenute tra un’alternanza devastante di fallimenti e ripescaggi (leggi “Ripescaggi in Lega Pro, regolamento 2014-2015“), non sembra la strada più giusta da seguire in questi tempi bui.

Il presidente della Lega Serie B Andrea Abodi, uno dei pochi dirigenti visionari pronti a riformare il sistema, ha lasciato capire in tempi non sospetti che i numeri del calcio professionistico italiano dovranno essere rivisti decisamente verso il basso (“Abodi, la B e il vento dolce delle riforme”). Il tempo dimostrerà chi aveva ragione.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

 

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