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Pallone Ufficiale Nazionale 1I presidenti delle Leghe italiane si incontreranno giovedì 29 maggio per discutere sulla riforma dei campionati.

Un incontro promosso dal presidente della Figc, che spinge verso una decisione già a settembre per attivare il nuovo format a partire dalla stagione 2014-15. Abete, in occasione dell’ultimo Consiglio Federale, ha modificato l’articolo 50 delle Noif pur di arrivare a questo obiettivo (leggi QUI).

Il calcio italiano, del tutto inabile a mantenere il passo dei campionati più prestigiosi d’Europa sia sotto il profilo economico che tecnico, ha bisogno urgente di un cambiamento. Una scelta che, in questo momento storico, assume una funzione cruciale nei confronti di un sistema ormai avvitato su se stesso.

Il fatto è che le varie Leghe arrivano a questo appuntamento in ordine sparso e fortemente divise su molti punti cruciali. Passiamo brevemente in rassegna le posizioni di alcuni dei protagonisti che  siederanno al tavolo della trattativa.

La Serie A sembra la meno pronta al cambiamento. Il presidente Maurizio Beretta parla di un format a 18 squadre come di “un’ipotesi su cui si può cominciare a lavorare” (leggi QUI). Davvero un po’ poco per una categoria allo sbando – come certifica la classifica del ranking che la vede al quinto posto superata anche dal Portogallo – ma che finora è apparsa più interessata alla spartizione dei pingui proventi delle pay tv che ad altro.

Dalla Serie B arrivano invece fortissime spinte riformistiche. Il presidente Andrea Abodi, uno dei pochi visionari in questo sistema impantanato, sta rinnovando drasticamente la sua categoria e vuole arrivare quanto prima a una cadetteria con non più di 20 squadre. In quanto alla sua posizione, il numero uno della B vede un calcio professionistico popolato da non più di 70-80 squadre (leggi  il suo punto di vista in “Abodi, la B e il vento dolce delle riforme).

La Lega Pro del presidente Mario Macalli ha bruciato i tempi. Dal prossimo campionato scomparirà la Seconda Divisione e ci sarà una Prima Divisione Unica formata da 60 squadre. Una riforma meritoria, ma che nasce forse già vecchia. Un numero di club così alto sembra sulla carta insostenibile dalla terza categoria del calcio professionistico italiano, alla luce delle modeste risorse su cui può contare (leggi “Lega Pro unica, la carica dei 60).

La Lega Nazionale Dilettanti (con la Serie D che diventa la quarta categoria nazionale a seguito della riforma attuata da Macalli) si schiera su una posizione allineata a quella di Abodi. Il presidente della LND, Carlo Tavecchio, propone un limite di 72 squadre iscritte alle categorie professionistiche. Suggerisce un format con 18 club in serie A, 18 in Serie B e 36 in Lega Pro suddivisi in due gironi (18+18). Una regola, quella del 18, che potrebbe dimostrarsi salvifica per il boccheggiante sistema pallonaro italiano (leggi qui “Calcio, riforme e quella semplice regola del 24) .

Riusciranno i nostri eroi a mettersi d’accordo? Si decideranno a farlo nell’interesse generale del sistema calcio italiano? Sapranno mettersi dalla parte dei tifosi che ne sono l’architrave? Queste sono le domande.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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