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Cappellino Gialloblù terNella sconfitta della Nazionale con il Costarica c’è sicuramente lo zampino di alcune decisioni cervellotiche di Prandelli.

Il ct non ne ha azzeccata una, questo è un dato di fatto, ma le circostanze non lo hanno di certo aiutato.

Il materiale umano sul quale il tecnico azzurro deve lavorare è mediocre quanto mai. Il gruppo arrivato in Brasile è il più stantio che si sia visto negli ultimi decenni di storia azzurra al Mondiale.

Un manipolo di vecchi marpioni bolliti che cercano di rimanere a galla trotterellando distrattamente per il campo e qualche giovane di belle speranze, arrivato alla maglia azzurra nel momento più buio del calcio italiano. 

La Nazionale di Prandelli è lo specchio di un sistema alla frutta, depresso da una classe dirigente pigra e inadeguata che non ha voglia di cambiamento. Per cambiare davvero, dovrebbe innanzitutto schiodare se stessa dalle comode e prestigiose poltrone che occupa senza particolare merito.

Il crollo nel ranking Uefa, l’insipienza dei club di una Serie A sempre più fallimentare a livello continentale e il triste svuotamento degli stadi che ne consegue sono la certificazione di un disastro annunciato.

Tutto è lasciato all’improvvisazione. La voglia di fare uno scatto è pari a zero. Le inutili assemblee della massima serie nazionale sono finalizzate esclusivamente alla spartizione dei diritti televisivi che, da soli, tengono in piedi e condizionano l’intero sistema.

Grazie allo stellone italico sarà forse possibile un colpo di reni contro l’Uruguay. Il Mondiale potrebbe essere in qualche modo raddrizzato, come in altre circostanze è accaduto, ma lo stato penoso delle cose non cambierebbe di una virgola.

Questa Nazionale, paradigma del sistema alla deriva, gioca un calcio povero e per niente coinvolgente. Il ct Prandelli e gli Azzurri danno il loro sostanzioso contributo al dilagante disincanto dei tifosi.

Fino a quando si potrà continuare a fare le nozze con i fichi secchi?

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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