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Gambe bicoloriIl campionato di Prima Divisione della Lega Pro Unica è segnato da molti chiaroscuri. Anche se illuminato da alcuni dati positivi, l’orizzonte continua ad essere alquanto cupo. L’instabilità della governance non è certo un buon viatico per il futuro. Macalli traballa, ma per il momento non molla.

Il fatto è che la Lega Pro non è la serie A. E neppure la serie B. Mancano, alla terza serie, gli introiti e la visibilità delle due categorie nobili.

In soldoni la vecchia serie C – i cui costi di gestione sono assai vicini e in certi casi superiori a quelli della cadetteria – è afflitta da tutti i mali del calcio professionistico italiano senza tuttavia godere di alcuno dei benefici finanziari e dei paracadute che toccano alle sorelle più fortunate.

Continua perciò a rimanere confinata in un ghetto. Ciononostante, insiste a scimmiottare le serie superiori in materia di costi di gestione iperbolici, senza alcun nesso logico.

E’ ineludibile una riforma radicale della terza serie. I club iscritti sono troppi (“
Lega Pro, 60 club sono un lusso”). La riforma appena andata in vigore dovrà essere a tamburo battente riformata. Tutti lo pensano,  ma nessuno ha il coraggio di agire in questa direzione.

Non c’è spazio per tutte queste società in una categoria che di professionistico rischia, andando avanti così, di conservare solo il nome e la facciata.

Il compito del presidente Macalli , o di chi prenderà il suo posto alla Lega di Firenze, è di avviare quella rivoluzione copernicana che è ormai ineludibile realizzare. Perché i cambiamenti si progettano adesso e non quando i buoi sono scappati dalla stalla.

Il modello inglese resta ancora e sempre, a nostro parere, un esempio virtuoso da seguire (“
Calcio, riforme e quella semplice regola del 24”). Le squadre della Football League (la nostra Lega Pro) sono appena 48. Di queste 24 militano in First Division e altre 24 in Second Division. Tutto il resto, in Inghilterra, è calcio dilettantistico.

Senza rifarsi a un format già collaudato (ovvero a qualcosa di diverso, ma che bisognerebbe avere comunque la fantasia di inventarsi) e senza stabilire fin da subito regole perentorie e scadenzate nel tempo per realizzare il cambiamento, la situazione non potrà che scivolare ancor più verso l’ineluttabile deriva cui è stato avviato.


E’ arrivato il momento di cambiare in senso positivo, il caso Parma docet, un prodotto da lustri in debito di ossigeno. La Lega Pro può fungere da volano per l’attesa riforma globale del sistema. Perchè le rivoluzioni, come insegna la storia, iniziano sempre dal basso.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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