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Pallone sgonfio moderna

La Lega Pro, dalla stagione sportiva 2014-2015, è diventata Prima Divisione Unica. La terza serie nazionale è tornata a essere la vecchia Serie C di una volta, formata da 60 club suddivisi in tre gironi da 20 squadre ciascuno.

Una scelta che certifica il fallimento della riforma lanciata in pompa magna dalla Lega di Firenze il 19 giugno 2008, con la quale Mario Macalli si proponeva di “realizzare un cambiamento epocale della terza serie nazionale” e di “uniformare la nuova categoria al modello delle leghe inglesi”. Un passo indietro inevitabile.

Preso atto del risicato margine di sopravvivenza assicurato al numero strabordante di club inclusi (90) dalle risorse disponibili, Macalli – la cui governance è messa oggi a dura prova da una contestazione crescente che serpeggia tra le società da lui dirette – decise a suo tempo (forse troppo tardivamente…) di innestare la retromarcia.

Il fatto è che non sembra sostenibile gestire sessanta società all’interno di una categoria con così poche risorse e dunque molto fragile dal punto di vista finanziario.

A questo dato di carattere generale si aggiunge il rilievo che solo le tre vincenti dei gironi saranno promosse direttamente in B, mentre la quarta dovrà passare per la lotteria degli spareggi. Per la serie quando la montagna partorisce il topolino.

Si somma a tutte queste oggettive perplessità lo stato precario in cui versano i bilanci della grande maggioranza dei club di terza serie, che stanno affrontando un’ avventura sempre più complicata da gestire.

Sarebbe stato forse meglio volare bassi già dalla stagione 2014-15. E’ verisimile ritenere che potrebbe rendersi necessaria, a tamburo battente, una nuova e ancor più dolorosa ristrutturazione del format.

Alimentare illusioni e promesse, che potrebbero non essere mantenute tra un’alternanza devastante di fallimenti e ripescaggi , non sembra la strada più giusta da percorrere  in questi tempi bui.

Come dimostra l’incombente fallimento del Parma in Serie A i numeri del calcio professionistico italiano dovranno essere rivisti drasticamente verso il basso.

La prima categoria a pagare pegno non potrà che essere la Lega Pro, adeguando il numero dei club aventi diritto alla dura realtà dei fatti.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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