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Sergio Mutolo

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Stamford BridgeIn Premier League non è tutto oro quel che luccica (“Premier, tifosi o solo spettatori?“).

Come nella nostra Serie A, esiste un enorme divario tra i sei club considerati più ricchi e tutti gli altri.

La considerazione è di Will Hutton, giornalista che scrive sul The Observer. Un suo articolo  pubblicato il 27 febbraio scorso dal settimanale Internazionale (“Sulla Premier League pesa la disuguaglianza”), diffonde molte ombre sul massimo campionato inglese.

La top six di Premier in termine di ricchezza comprende tre club di Londra (Arsenal, Chelsea e Tottenham) e due di Manchester (United e City), ai quali si aggiunge il Liverpool.

La prova? A partire dal 2004 il massimo torneo inglese è stato vinto 5 volte dallo United (che vanta un totale di 20 titoli), 3 volte dal Chelsea (che ha trionfato in Premier 14 volte) e 2 volte dal Manchester City (nel cui palmarès sono compresi 4 successi).

L’Arsenal, nonostante la potenza di fuoco economica che lo ha portato a vincere 13 tornei, non arriva primo da un bel pezzo. Idem dicasi per il Liverpool, che assomma addirittura 18 vittorie nella massima serie inglese.

La controprova? Nessuna delle squadre neopromosse dalla Championship (equivalente della nostra Serie B) può lontanamente pensare di competere per la conquista del titolo con club che sono caratterizzati dalla gran quantità di talenti che possono schierare in rapporto allo strabordante potere economico di cui dispongono.

Ciò è tanto vero che, nella maggior parte dei casi, le squadre arrivate prime in Championship trascorrono solo un anno in Premier e poi se ne tornano mestamente indietro. Delle squadre che hanno vinto la Championship negli ultimi dieci anni solo Newcastle, QPR, Sunderland e West Bromwich militano attualmente in Premier.

Stendiamo un velo su quelle salite in Premier dalle posizioni di rincalzo, di cui si è persa ogni traccia nel massimo torneo calcistico inglese.

Dati di fatto che demoralizzano proprietari, giocatori e tifosi dei club minori. Secondo Hutton sono ridotti a “carne da cannone”. La loro funzione è spesso e volentieri solo quella di comprimari delle top six, che continuano a ricoprirsi d’oro e mietere titoli.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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