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Sergio Mutolo

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Berretto gialloblù segnaviaDiventa una faccenda sempre più complicata raccontare il calcio di oggi per chi, come noi, lo ha vissuto come un rifugio sicuro delle proprie passioni.

Per quelli della mia generazione il pallone era una magia, un sogno da vivere a occhi aperti, un rito domenicale da non perdere cascasse il mondo.

Senza saltare mai una partita allo stadio e restando attaccati alla radiolina quando proprio non si riusciva a seguire in trasferta la squadra del cuore.

C’è stato un tempo in cui le “provinciali” riuscivano comunque a emergere, in Italia come nel resto di un’Europa dove tutto ormai è cambiato.

In Serie A toccò al Cagliari del mitico Gigi Riva, alla Fiorentina ye-ye del rude Pesaola, all’Hellas Verona del sobrio Bagnoli, alla Lazio dell’antesignano Maestrelli. Club che riuscirono a mettere in riga le cosiddette “grandi” (chiamate anche le “strisciate”) e vincere il campionato tra il tripudio di quanti il calcio lo amano davvero.

In Europa si ricorda ancora con emozione la favola del Nottingham Forest dello scapestrato Brian Clough. Appena promosso nella massima divisione inglese il club vinse il titolo. Poi si aggiudicò, per ben due volte, quella che allora si chiamava la Coppa dei Campioni e vinse perfino una Supercoppa. Altre storie. Oggi il Nottingham naviga a vista nella serie B inglese, la Championship, dopo aver conosciuto anche l’onta della terza serie.

Favole impossibili da immaginare in un periodo in cui contano solo i soldi, la solidità dei bilanci, la possibilità di riempire le rose di top players. La competizione è ormai limitata a un manipolo ristretto di ricche società. Le altre servono solo da comprimarie.

Nel calcio, come nella vita, i soldi ormai possono comprare tutto quello che serve. I sogni dei tifosi qualunque che amano le maglie di squadre qualunque, fuori dal cerchio magico delle privilegiate, sono destinati a cozzare contro l’amara realtà delle cose.

Facciamoci il callo. Così è giusto che sia e non c’è più spazio per la nostalgia.

Se lo ficchino bene in testa quei tifosi che, nonostante tutto, non smettono di comportarsi come eterni Peter Pan e pensano che il meglio di questo sport sia mettersi una sciarpa al collo per sostenere in curva le maglie che si portano nel cuore.

Tutto bene, ma perchè rinunciare ai sogni? Andare controcorrente non è forse il lato più bello della vita e del calcio?

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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