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Sergio Mutolo

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Guanti portiereLa Prima Divisione Unica di Lega Pro, nata quest’estate dalla riforma timbrata Macalli (cancellazione della Seconda Divisione e taglio del numero dei club iscritti a 60), non si prepara certo a festeggiare un grande anniversario.

A quattro giornate dal termine della stagione regolare le classifiche continuano a essere stravolte da ondate montanti di deferimenti e penalizzazioni. Si può ben dire che le graduatorie sono ormai decise dalla Covisoc e dalla Giustizia sportiva, non più dal campo.

Sotto questo aspetto è paradigmatico il caso del Novara. La società piemontese, capolista del girone A, è stata precipitata dal Tribunale Federale Nazionale al quarto posto della graduatoria e rischia di rimanere fuori anche dai Play Off per la promozione in una serie B che aveva messo da tempo nel mirino.

L’oscuramento mediatico al quale è condannata la categoria tiene in sottotraccia vicende sconfortanti e drammatiche non solo per le tifoserie della terza serie nazionale, ma per il sistema calcio nella sua interezza.

La Lega Pro continua a essere tenuta ai margini della cronaca. Solo spazi mrginali le vengono dedicati dagli organi di informazione nazionali, ivi compresi i quotidiani sportivi. Una circostanza che non aiuta affatto a sciogliere i tanti nodi che ingarbugliano l’intricata matassa della terza serie.

Da lustri molti dei club iscritti hanno difficoltà economiche. Le crisi e i fallimenti si sprecano. L’esito del campionato viene regolarmente falsato. Le classifiche si riducono spesso a una mera facciata. Gli impianti sono fatiscenti. Servono salti mortali per far giocare regolarmente le partite di campionato. I divieti di trasferta si sprecano. Lo spezzatino voluto da Macalli ha dato l’ultimo colpo a una categoria già traballante.

Bisogna avere il coraggio di tagliare drasticamente le società iscritte, limitandole a un numero tale da consentire tutti i controlli e le certificazioni che stanno alla base di un risultato sportivo fondato su criteri di lealtà e pari opportunità (verifica dei bilanci, idoneità degli impianti, rispetto scrupoloso delle regole e quant’altro).

Tutto il resto, per dare un futuro sostenibile al calcio italiano, andrebbe trasferito nei campionati dilettantistici. Esattamente come è stato fatto, da e per tempo, nel resto dell’Europa che conta. In Italia gli anni volano e non succede nulla di nulla. Tempus inesorabile fugit.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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