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cappellinoLa Prima Divisione di Lega Pro parte domenica, monca di sei squadre. Il Coni conferma l’abbandono del format a 60, sancito dal Consiglio federale. Le squadre al via saranno 54, suddivise in tre gironi da 18 anziché da 20.

Gli annosi problemi della categoria non saranno certo risolti dal casuale ridimensionamento dell’organico. Al contrario. La snervante battaglia legale che ha portato alla definizione del format nella imminenza del via si porta dietro scorie che saranno difficili da smaltire.

Il contesto in cui si muove la terza serie nazionale ne esce incattivito. I tifosi sono stati attoniti spettatori di una telenovela straniante e indecorosa. Un pessimo spot per il calcio minore, che dovrebbe fungere da traino dell’intero sistema per la sua capillare diffusione sul territorio.

La Prima Divisione, allo stato delle cose, non possiede le risorse necessarie per sostenere neppure i 54 club che si è deciso di ammettere al via. Senza contare che il campionato è già falsato in partenza dalle penalizzazioni comminate a 10 società, che influiranno in modo surrettizio sui risultati ottenuti sul campo e condizioneranno da subito le classifiche (QUI).

La lunga estate calda della Lega Pro si chiude con una sola certezza. La Prima Divisione Unica va rifondata, una volta per tutte, se davvero si vuole che la terza serie nazionale trovi finalmente la mission che non è riuscita a disegnare per i suoi club in questi anni bui.

Bisogna trovare una soluzione definitiva. Lo si deve al calcio minore e ai suoi impagabili tifosi.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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