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Tifosi Forlì a LuccaLa nuova governance della Lega Pro sta suscitando molte e giustificate aspettative. Tifosi e addetti ai lavori sono in attesa delle prime mosse del neo-presidente Gabriele Gravina. L’approvazione del nuovo statuto è un buon inizio, ma la mole di problemi ereditata dalle passate gestioni è davvero pesante. Il commissariamento ha quanto meno consentito di approvare i bilanci rimasti in sospeso, ma le questioni da risolvere restano numerose e complesse.

Il presidente della LNSB, Andrea Abodi, ha già bussato alla porta di Gravina (leggi QUI), per capire se la Lega di Firenze è disposta a cooperare con la Serie B e con la Serie D per quella riforma del sistema calcio che appare ormai ineludibile. La crisi del sistema, in caso contrario, potrebbe implodere (QUI)

La via da percorrere per Gravina è stretta e tortuosa, ma le possibilità di uscire dal tunnel esistono se sorrette dalla buona volontà di tutti e dalle capacità di un uomo di calcio qual egli è.

Il tempo stringe. Le iscrizioni al campionato 2016-17 sono più vicine di quanto si creda. Il sistema delle Licenze nazionale incombe pericolosamente sui club di Prima Divisione (QUI).

In attesa di capire come andranno le cose, abbiamo recuperato un vecchio articolo di Calciopress andato perduto per un incidente occorso al database. Lo abbiamo ripescato nel forum di un blog dei tifosi del Catanzaro, Cuore Giallorosso. Potete trovarlo a questo link. Nel frattempo ve lo riproponiamo. Nonostante siano trascorsi quasi sette anni, ci sembra ancora molto attuale (Sergio Mutolo).

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Lega Pro, come uscire dalla crisi
(Calciopress, pubblicato il 23/08/2009)

Venti di crisi soffiano sul sistema calcio. In Italia la serie A e la serie B non hanno certo motivi per stare tranquille, ma l’anello più debole della catena resta la Lega Pro. Una categoria nella quale convivono con grande difficoltà, tra la Prima e la Seconda Divisione, ben 90 società professionistiche. Se si analizza la situazione dei 36 club della Prima Divisione, il quadro che ne esce è assai preoccupante. Due società (Pescara e Pro Patria) sono fallite in corso di campionato. Le crisi societarie sono in aumento. Il peggio, verisimilmente, deve ancora venire. Il Consiglio federale del 14 luglio potrebbe sancire la mancata iscrizione di una ventina di squadre (tra terza e quarta serie nazionale), secondo quanto si vocifera. Ciò considerato il numero di società in grande diffcioltà per rientrare nei criteri di ammissione in Lega Pro varati dalla Federcalcio. Gli stessi ripescaggi sono diventati assai onerosi in seguito alle fideiussioni approvate dalla Figc – su proposta del presidente della Lega di Firenze, Mario Macalli – nell’assemblea generale del 17 giugno. La Lega Pro, dunque, viaggia in acque procellose. Si può salvare, certo, come è avvenuto (faticosamente) negli ultimi lustri. Tuttavia, alla luce della grave crisi finanziaria incombente, ciò potrà verificarsi a una sola condizione. Vale a dire smettere di scimmiottare la serie A (in cui solo poche società sono davvero al sicuro) e la serie B (da tempo alla canna del gas). Il che può avvenire riconoscendo i propri errori e provando a mettendoci un rimedio. 

E’ innanzitutto prioritario per i vertici federali – il presidente Mario Macalli e il Consiglio di Lega – impegnarsi a promuovere una riforma tanto dolorosa quanto necessaria. Una volta ridimensionato il format del campionato di terza (e quarta) serie, preliminare a qualsiasi altro intervento, la strada da seguire è tracciata. Tortuosa e difficile. E però l’unica in fondo alla quale si trova la possibilità di non andare alla deriva. Proviamo a sintetizzare le tappe salienti di questo itinerario. Partendo dal presupposto che la terza serie è fortemente radicata nel contesto e di questo vantaggio deve assolutamente approfittare. Ne viene fuori un percorso che implica alcune tappe obbligate. Tante (troppe) volte suggerite. Mai, finora, messe in atto.

1. Costituzione di Società nei cui CdA obbligatoriamente trovino spazio elementi di spicco dell’imprenditoria locale o comunque legati al territorio dal punto di vista sociale. Ciò potrà avvenire su impulso di rigorosi regimi normativi emanati dalla Lega, che consentano altresì la definitiva messa al bando di personaggi paracadutati da chissà dove alla guida delle società (ai quali, nel recente passato, è imputabile la rovina molti club dalla lunga e nobile storia).

2. Potenziamento dei settori giovanili, in modo che la prima squadra possa attingervi costantemente elementi da inserire nella rosa e finalizzati alla scoperta ovvero alla valorizzazione di talenti. I vivai dovranno diventare la principale fonte di autofinanziamento delle società. Grazie anche alle sinergie con i club di serie A, che potrebbero trasferire presso le società della terza serie una parte dei propri settori giovanili.

3. Riorganizzazione delle strutture logistiche (stadi, centri sportivi, foresterie, etc.) in funzione di una strategia che faccia fulcro sui giovani.

4. Attivazione di serie iniziative promozionali dirette a incrementare il numero di presenze allo stadio, grazie al contributo di sponsors che favoriscano soprattutto l’accesso di un pubblico giovane con tagliandi d’ingresso distribuiti a prezzi speciali e un’azione capillare all’interno delle scuole secondo programmi predisposti (e controllati) a livello federale.

5. Coinvolgimento delle istituzioni locali (Comune, Regione, Fondazioni bancarie, Associazioni industriali e di categoria, etc.) per raccogliere nel territorio tutte le risorse economiche necessarie alla realizzazione di questo complesso di iniziative e fare in modo che gli investimenti restino comunque ancorati al contesto.

6. Azionariato popolare, poichè i tifosi sono i primi sostenitori della squadra cittadina e il vero fulcro dell’intero sistema (oltre che i tutori delle maglie).

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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