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Sergio Mutolo

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Pallone-ufficiale-Lega-PROLa Lega Pro, categoria da lustri in preda a  una grave crisi identitaria, sembra aver imboccato la via del tanto atteso rinnovamento. La mano di Gabriele Gravina inizia a farsi sentire.

Resta ancora irrisolta la questione del format federale, giocoforza ridotto da 60 a 54 squadre. Secondo il nuovo presidente, andrebbe ripristinato.

In attesa di capire in che modo questa ipotesi possa concretamente trasformarsi in realtà aggirando lo scoglio delle Licenze Nazionali (QUI), si registrano importanti decisioni.

Tutte vanno nel segno di una ritrovata centralità dei club, una scelta fondamentale per risalire la corrente. L’Assemblea straordinaria del 4 febbraio scorso ha tracciato la linea. Almeno quattro i punti salienti dell’attesa rifondazione:

1. L’approvazione del nuovo statuto, costituito da 107 punti e 42 articoli, che contiene molti aspetti innovativi. Tra i più salienti: il limite di due anni al mandato dei vertici e il diritto di revoca con maggioranza qualificata; la possibilità di assunzione della carica di vicepresidenti da parte di rappresentanti di club; il Comitato etico che diventa organo di Lega.

2. La costituzione di sette comitati territoriali, coordinati ciascuno da un consigliere del Direttivo, che genererà un confronto continuo sul territorio con i presidenti dei club iscritti per un virtuoso scambio di competenze e proposte.

3. L’accordo con un main sponsor del campionato, nel quadro di un’operazione di co-marketing che produrrà incentivi per i club.

4. Il varo di un progetto di assistenza fiscale e legale rivolto alle società, inserito all’interno di un ulteriore progetto di fair play e di formazione.

Molta la carne al fuoco, come si vede. Una serie di solide iniziative, che rendono la Lega Pro e il suo presidente Gravina alleati potenziali di Andrea Abodi.

Da tempo il numero uno della Serie B ha scelto la via delle riforme. Finalmente potrebbe aver trovato l’alleato giusto per realizzarle a livello federale (QUI). A dispetto di una Serie A sempre meno attenta ai problemi del calcio italiano e sempre più ripiegata sulle modalità di suddivisione dei diritti televisivi (QUI).

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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