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Sergio Mutolo

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Stadio BrightonCalcio italiano, un modello organizzativo in crisi. La prova provata della crisi strutturale in cui sta sprofondando il calcio italiano è l’inesorabile declino della Serie A nel Ranking, dove sono ridotti a sei i club iscritti alle manifestazioni continentali organizzate dalla Uefa. Le cause sono numerose e complesse, non ultima la vetustà degli impianti in cui si giocano le partite. Una delle principali, su cui si potrebbe agire in tempi rapidi e condivisi, è la pletora dei campionati professionistici intasati da 96 squadre mal distribuite tra le diverse categorie. Un numero che potrebbe salire a 102 a partire dal prossimo campionato, se dovesse concretizzarsi il ripristino del format di Lega Pro a 60 squadre. Il modello organizzativo del calcio italiano fa acqua da tutte le parti. La Serie A si tiene in piedi solo grazie alle pay tv e, con l’esclusione della Juventus, non ha ormai club di risonanza internazionale. La Serie B, nonostante i meritevoli sforzi del presidente Andrea Abodi che ne sta plasmando la mission, non riesce ancora a decollare (nella foto, lo stadio del Brighton preso a modello degli stadi di Serie B). In quanto alla Lega Pro, la vecchia Serie C naviga da lustri in pessime acque e si affida alla governance di Gabriele Gravina per tirarsi fuori dalla palude. Servono dunque soluzioni alternative e riforme compatibili, da attuare in tempi brevi perché il castello di carte potrebbe venire giù prima di quanto non si creda.

Calcio inglese, un modello agile e replicabile. Quando si parla di rivoluzione copernicana del sistema calcio italiano il format d’oltre Manica resta, a nostro parere, quello meglio praticabile. È agile sotto il profilo organizzativo e assai facilmente replicabile. In Inghilterra le squadre professionistiche sono in complesso 92, suddivise tra la Football Association (che comprende i 20 club della Premier League) e la Football  League (alla quale afferiscono 72 club equamente suddivisi tra FL Championship, FL One e FL Two). Alla regola del 24 si conforma anche la Quinta Serie, ovvero la National League,  che è semiprofessionistica. Tutto quanto il resto è calcio dilettantistico.

La piramide del calcio professionistico inglese. In sintesi il modello inglese del calcio professionistico è suddiviso in cinque categorie, con la quinta che funziona da anello di trasmissione con il sistema dilettantistico (che, in Italia, è pletorico quasi più di quello professionistico).

  1. Barclays Premier League. La Prima Serie comprende 20 squadre e nasce da una sorta di scisma del calcio inglese. Nel 1992 i club della First Division trovarono un accordo per capitalizzare al meglio diritti televisivi e sponsor, dando vita alla Premier League. Le ultime tre della graduatoria retrocedono nel Football League Championship, ovvero la divisione di punta del sistema della Football League.
  2. Skybet Championship. La Seconda Serie (omologa della nostra serie B), ha assunto questa denominazione nel 2004 e ha sostituito la First Division (che si chiamava Second Division fino al 1992). E’ formata da un girone unico di 24 squadre. Tre sono promosse in Premier League e tre retrocedono nella Footbal League 1.
  3. Skybet Football League 1. La Terza Serie (la nostra Prima Divisione Unica di Lega Pro), ha assunto questa denominazione nel 2004 e ha sostituito la Second Division (che si chiamava Third Division fino al 1992). E’ formata da un girone unico di 24 squadre. Tre sono promosse in Championship e quattro retrocedono nella Footbal League 2.
  4. Skybet Football League 2. La Quarta Serie (che non ha un omologo nel nostro sistema e che è della soppressa Seconda Divisione di Lega Pro), ha assunto questa denominazione nel 2004 e ha sostituito la Third Division (che si chiamava Fourth Division fino al 1992). E’ formata da un girone unico di 24 squadre. Quattro sono promosse in Football League One e due sono retrocesse nella National League.
  5. Vanarama National League. In Inghilterra la Quinta Serie è semiprofessionistica. Segna la linea di demarcazione con il mondo dei dilettanti e comprende 24 squadre. Due vengono promosse in Football League 2 e quattro retrocedono nelle categorie dilettantistiche.

Alla disperata ricerca di un modello italiano. Non c’è da cercare la luna nel pozzo, quando si parla di riforme. Basterebbe semplicemente sapersi guardare attorno, scegliere il modello migliore e agire con prontezza. Doti che dovrebbero essere nel genoma di un dirigente federale. Figure che come accade da un ventennio in Italia, dove i cambiamenti sembrano impossibili per il patologico attaccamento alle poltrone, sono di fatto introvabili e somigliano sempre più all’Araba Fenice.

Sergio Mutolo  www.calciopress.net

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