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Berretto gialloblù segnaviaLo scorso anno la Prima Divisione Unica di Lega Pro (allora guidata da Mario Macalli) partì con 54 squadre, suddivise in tre gironi da 18.

La decisione, già sancita dalla Figc del presidente Carlo Tavecchio, fu resa definitiva solo il 3 settembre 2015 dal Collegio del Coni a Sezioni Unite. Quel giorno venne infatti definitivamente respinto il ricorso del Seregno (e dei tanti club che si erano accodati alla società lombarda) per ripristinare l’organico a 60 previsto dalle Noif, con motivazioni che apparvero nel loro complesso ragionevoli (QUI).

La snervante battaglia legale che portò a questa svolta, risolta solo nell’immediatezza del via, si portò dietro una serie di scorie difficili da smaltire. Furono addirittura dieci i club che iniziarono il campionato con punti di penalizzazione (in totale 34) comminati a vario titolo dalla giustizia sportiva (“Lega Pro, 10 su 54 al via già penalizzate“).

Alla luce di questa premessa, e delle riflessioni che ne dovrebbero discendere sulla base di un sano buon senso, scaturiscono alcune (ovvie?) domande.

Si può ragionevolmente sostenere che la Prima Divisione faccia conto oggi sulle risorse economiche necessarie per rendere sostenibile il format federale a 60 che il nuovo presidente della Lega di Firenze, Gabriele Gravina, chiede con insistenza di ripristinare? Cosa è mai cambiato, allo stato delle cose, rispetto a questa oggettiva criticità?

Non si rischia di falsare da subito il campionato con procedure di iscrizione a scartamento ridotto, contrassegnate da ricorsi e controricorsi, magari rattoppate all’ultimo tuffo? Non finirebbe per reiterarsi un discutibile iter che, portando a punti di penalizzazione, sconvolgerebbe le classifiche già al via con buona pace per la regolarità del campionato?

Siamo dunque alle solite? Si profila anche quest’anno la lunga estate calda che snerva da lustri i tifosi della Lega Pro?

Una sofferenza epocale per gli strenui sostenitori della vecchia serie C, che vediamo reiterarsi da anni senza che nessuno cerchi di trovare una soluzione definitiva al problema.

Stando così le cose, a nostro parere c’è un solo dato certo. La terza serie nazionale va rifondata, da subito e una volta per tutte, per concentrarsi su una mission impossibile da mettere nel mirino in questo mesto succedersi di anni bui contrassegnati da battaglie legali, penalizzazioni e fallimenti a iosa.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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