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Sergio Mutolo

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GuantiCalciopress ha manifestato in più occasioni le sue perplessità sulla scelta di riportare in Prima Divisione Unica di Lega Pro, nella stagione 2016-17, il format da 54 (QUI l’elenco completo dei 54 club ammissibili) a 60. Una decisione che appare inadeguata rispetto alla grave crisi strutturale del sistema calcio italiano e incoerente con i progetti di rilancio della nuova governance.

Per il presidente Gravina, come già per il suo predecessore Macalli, la decisione di mantenere il format a 60 potrebbe trasformarsi in una pericolosa trappola (“Lega Pro, Gravina e la trappola del format“).

Il rischio è quello di protrarre le procedure di iscrizione fin quasi alla vigilia dell’inizio dei campionati, mettendo da subito a repentaglio la regolarità dei campionati.

Vale la pena ricordare che, nell’estate del 2015, il termine ultimo per presentare le domande di ripescaggio – procedura in carenza della quale il format a 60 non potrà essere ripristinato – slittò addirittura al 27 luglio. Il turbinoso accavallarsi di ricorsi e di controricorsi scatenò una sorta di psicodramma.

Si trattò di un imperdonabile errore, che non va assolutamente ripetuto quest’anno. Sono già operative regole perentorie sia per quanto attiene il rilascio delle Licenze Nazionali, propedeutico alle procedure di iscrizione, che per i ripescaggi (“Ripescaggi Lega Pro, chi ha i requisiti?“). Basta semplicemente applicarle con il buon senso e il rigore conformi alla deriva in cui versa, ormai da troppi anni, la terza serie nazionale.

Adeguare le procedure di ammissione al campionato di Prima Divisione della Lega Pro a una corretta tempistica assume, in prospettiva, un rilievo fondamentale.

Se la Lega Pro vuole davvero rinascere dalle proprie ceneri e guardare al futuro (“Gravina proietta la Lega Pro nel futuro“), è vitale che il torneo inizi alla data canonica come avviene nel resto d’Europa. Altrettanto vitale è schierare ai nastri di partenza società con profili di tipo professionistico.

È il momento di dire basta ai tormentoni e alle telenovele che assillano da anni le tifoserie della terza serie nazionale, distraendo l’attenzione dei media dal calcio giocato per spostarla su stucchevoli e infinite diatribe giudiziarie.

Se ripescaggi dovranno essere, che ripescaggi siano. Ma che si svolgano secondo le regole proprie di una categoria professionistica, ovvero in tempi e modi rigorosamente prestabiliti.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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