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Sergio Mutolo

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Gambe e scarpetteLa decisione del presidente della Lega Pro di Firenze Gabriele Gravina di ripristinare il format a 60 previsto dalle carte federali ha riaperto il tormentone estivo sui ripescaggi in Prima Divisione Unica, con il rischio di compromettere per l’ennesima volta il regolare avvio del campionato di terza serie nazionale.

Di ripescaggi in Lega Pro si parla un po’ dovunque, nei siti specializzati e nei forum dei tifosi, molto spesso a ruota libera. Vale dunque la pena di ricordare che, per essere ammessi alla terza serie nazionale, sono richieste regole molto severe (di carattere sportivo, economico-finanziario, organizzativo e infrastrutturale) tali da mettere a repentaglio addirittura l’iscrizione di alcuni dei 54 club ammissibili di diritto alla categoria.

Una nota ufficiale della gloriosa Triestina, che si è tentato di tirare per la maglia dentro la procedura, servirà forse a fare chiarezza. Di sicuro potrà contribuire a non alimentare pericolose illusioni in tifoserie già fin troppo disincantate.

Prima di prendere impegni sarà bene che le società che hanno intenzione di fare un passo in questa direzione riflettano bene sul da farsi e sulla portata degli impegni che un tal genere di decisione comporta.

Presentare la domanda di ripescaggio non significa soltanto pagare un fondo perduto di 250mila euro, già di per sé vessatorio per i bilanci “border line” di molte società, ma rispettare anche e soprattutto una serie rigorosa di requisiti riassunti nel Sistema delle Licenze Nazionali.

Tornando alla Triestina, la società non presenterà richiesta di ripescaggio. Alcuni passaggi della nota ufficiale sono illuminanti. Quanti pensano, pur se posizionati su fronti diversi,  che la procedura sia una passeggiata faranno bene a cerchiarli in rosso. 

“L’Unione Sportiva Triestina Calcio 1918 precisa, per mettere fine alle speculazioni apparse su alcuni siti specializzati, che non presenterà domanda di ripescaggio in Lega Pro. L’Unione Sportiva Triestina Calcio 1918, infatti, a causa delle inadempienze economiche ereditate dalle precedenti gestioni, inizierà la prossima stagione (in Serie D) con una penalizzazione che a breve sarà quantificata in uno, due o tre punti. Una delle condizioni per fruire del ripescaggio è proprio il non avere contratto debiti nei confronti di tesserati, Agenzia delle Entrate ed enti previdenziali. Purtroppo, a livello sportivo, non ha alcun valore l’estinzione avvenuta ad aprile, come requisito obbligatorio del bando emesso dal Tribunale, per partecipare all’asta che ha portato all’acquisizione del club. La nostra Società ricorda ai propri sostenitori che per fare le cose per bene serve serietà e programmazione; il club a febbraio era virtualmente in Terza Categoria… In pochi mesi dapprima abbiamo salvato la Triestina dal fallimento, salvataggio effettuato versando un assegno circolare come richiesto dal Tribunale, poi, con il contributo di tutti, abbiamo mantenuto la categoria sul campo. Si tratta di due passaggi non scontati, tanto da allontanare tutti i potenziali acquirenti. L’Unione Sportiva Triestina Calcio 1918, sempre in tema di ripescaggio, ricorda di avere anche ereditato una società senza un settore giovanile, requisito importantissimo per accedere alla graduatoria. Dal primo luglio ripartiremo tutti insieme e senza debiti. Le vittorie, e speriamo le promozioni, vogliamo guadagnarcele sul campo con tanto cuore e passione”.

Auspichiamo che questo comunicato apra gli occhi a tante società che pensano di percorrere la strada del ripescaggio, magari senza avere le carte in regola per farlo (QUI i requisiti richiesti per accedere alla procedura), ingenerando tra i tifosi inutili e pericolose illusioni.

Sarebbe bene che si allertassero anche le istituzioni federali, che hanno il diritto e il dovere di far rispettare le norme. A meno di non considerarle scritte sulla sabbia.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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