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Il presidente di Lega Serie Bwin Andrea AbodiLunedì 6 marzo, presso l’Hotel Hilton Rome Airport di Fiumicino, è in programma alle ore 11.30 l’Assemblea Elettiva della Federcalcio.

A questo scopo il presidente federale uscente Carlo Tavecchio e l’attuale numero uno della Lega B Andrea Abodi hanno depositato la propria candidatura alla presidenza della FIGC, allegando i rispettivi programmi. Per consultare quello di Carlo Tavecchio clicca qui e quello dello sfidante Andrea Abodi clicca qui.

Sono tre le parole chiave del suggestivo programma di Andrea Abodi (nella foto) “Per il bene del calcio e di chi lo ama”: reputazione, competitività e sostenibilità. Il numero uno della Lega Serie B ha ben chiaro che senza sostenibilità non c’è reputazione, e viceversa.

Tra vent’anni sarai più deluso dalle cose che non hai fatto che da quelle che hai fatto. Perciò molla gli ormeggi, esci dal porto sicuro e lascia che il vento gonfi le tue vele. Esplora. Sogna. Scopri”.

Nel fare nostro il motto di Mark Twain, scelto da Abodi a sostegno del suo progetto di calcio, riportiamo integralmente un articolo pubblicato da Calciopress il 21 marzo 2015 che si intitola non a caso “Calcio, un problema di reputazione” (Sergio Mutolo).

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Calcio, un problema di reputazione

“C’è stato un tempo non lontano in cui la stella polare della vita di un uomo, soprattutto se ricopriva cariche pubbliche e/o istituzionali che lo mettevano a rischio di una sovraesposizione mediatica non facile da gestire, era la reputazione.

La considerazione in cui si veniva tenuti era fondamentale anche in ambito professionale e aziendale. Per conservarla si sceglievano stili di vita sobri, con tutte le rinunce conseguenti. La stima delle persone veniva sopra ogni altra cosa

Solo così si era veramente liberi di metterci la faccia, sempre e comunque, senza il terrore di essere messi alla gogna da attacchi più o meno trasversali passibili di mandare in frantumi una carriera o un’azienda.

Oggi molto è cambiato, sotto questo aspetto.

La reputazione sembra diventato un optional, qualcosa di cui si può fare tranquillamente a meno. Uomini pubblici, professionisti e dirigenti aziendali si sentono sempre al centro di un complotto quando finiscono nel tritacarne di inchieste e/o accertamenti che hanno spesso a che vedere con una reputazione molto opaca e poco conforme al ruolo che si è deciso di occupare nella società.

In un contesto minato da corruzione diffusa, dove la stella polare è diventata l’accumulo di cariche in grado di dare visibilità, danaro e potere, a chi interessa più un simile atteggiamento dell’animo?

Questo accade nel calcio come nella vita. Uno sport sempre bellissimo che ne incarna la metafora, come sostiene Sartre.

Cosa aspettarsi dunque da quanti ricoprono cariche istituzionali fregandosene altamente di avere una reputazione specchiata, che li tenga al riparo da accuse e da polemiche?

C’è stato un tempo non lontano in cui il calcio italiano e i suoi dirigenti avevano una reputazione da difendere. Oggi non resta altro che lo sfascio al quale debbono supinamente assistere i tifosi, vera architrave di un sistema che li ha messi al bando in nome del business più sfrenato, costretti ad assistere annichiliti e disincantati a una marcia inarrestabile verso lo sprofondo etico (Sergio Mutolo)”.

Redazioneweb – www.calciopress.net

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