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Eduardo GaleanoUna volta alla settimana il tifoso fugge dalla sua casa e va allo stadio. Quando la partita si conclude il sole se ne va e se ne va anche il tifoso. Scende l’ombra sullo stadio che si svuota. Il tifoso si allontana, si sparpaglia, si perde, e la domenica è malinconica come un mercoledì delle ceneri dopo la morte del carnevale”.

Eduardo Galeano
Splendori e miserie del gioco del calcio

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Nel calcio moderno non c’è più spazio per le emozioni. Il rito della partita vissuta dal vivo, l’anima di questo sport bellissimo costruito attorno ai tifosi da stadio, è stato rimosso dalla devastante intrusione delle pay tv. Questo, in sintesi, il penoso pateracchio nel quale sono stati trasformati in Italia i campionati di serie A e serie B.  

Alle nostre latitudini il calcio, nonostante un imponente afflusso di capitali, sembra destinato a una lenta e ineludibile deriva. Per recuperare l’essenza che lo sottende e riportare i tifosi al centro del sistema, occorrerebbe uno scatto di fantasia. Merce ormai rara, di cui non c’è quasi più traccia in una società omologata e gestita da mesti burocrati. Eppure, quando tutto sembra perduto, bisognerebbe sapersi fermare e mettersi alla ricerca delle proprie radici.  

Se il calcio è uno sport con l’anima, e certamente lo è, perché non tornare a giocare la domenica almeno in Lega Pro? Un modo semplice di fare pulizia dentro l’orrendo caravanserraglio mediatico a cui il calcio è stato ridotto. 

La Prima Divisione, anche se categoria un po’ misconosciuta, attrae comunque l’interesse di oltre cinque milioni di appassionati. È afflitta da molte criticità, legate alla carenza di introiti certi e commisurati ai bisogni. Accade così che la terza serie nazionale resti da lustri in balia del buon cuore del mecenate di turno. Oppure della sua cialtroneria, a seconda dei casi. I tifosi hanno visto ammainare tante bandiere e cancellare i colori di un numero incredibile di club. 

La vecchia serie C, caso unico tra tutti i tornei professionistici italiani, aveva un intrinseco punto di forza. Giocare la domenica, salvo i posticipi televisivi numericamente esigui, era una carta vincente nell’opaco panorama del pianeta calcio italiano. Anche in questo caso, tutto è stato cancellato in nome di un improbabile e indigeribile spezzatino. 

Nel calcio dei “cento campanili” sarebbe l’ora di smetterla con lo scimmiottamento di una serie A già per suo conto alla deriva. Perché non ripristinare, almeno in questa categoria molto radicata nel territorio, il vecchio e (mai troppo) rimpianto calcio che si giocava la domenica?

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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