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cappellino gialloblù interoIl calcio italiano ha bisogno di una riforma, prima che sia troppo tardi. Il sistema sta perdendo credibilità su molti e fondamentali fronti. La sua perdita di reputazione è un dato di fatto.

I tifosi hanno da tempo abbandonato la nave, svuotando stadi decrepiti e inospitali. Il mondo finanziario, morso a sua volta da una crisi epocale, non è più disponibile a tappare i buchi di bilancio. Un numero sempre maggiore di club appare oggi senza futuro. Il defilarsi degli sponsor contribuisce a erodere l’ancoraggio con il territorio.

La Lega Pro guidata dal presidente Gabriele Gravina è l’anello più debole della catena professionistica. Non a caso la nuova governance ha deciso di intraprendere un nuovo corso e di percorrere la strada del cambiamento. Una scelta non rinviabile oltre per una categoria che potrebbe essere la prima a pagare pegno.

Le difficoltà del sistema a livello organizzativo e finanziario sono aggravate da una forte contrapposizione di interessi all’interno degli stessi campionati professionistici. Come ha più volte riconosciuto lo stesso Gravina raramente c’è coincidenza di obiettivi tra le società di vertice e le società cosiddette minori.

Restano disattese da decenni alcune rilevanti questioni, anche queste più volte sottolineate da Gravina, la cui soluzione è cruciale per l’atteso “rinascimento” di un sistema e di una categoria che hanno il disperato bisogno di ritrovare la strada che sembra perduta.

L’inadeguatezza epocale dell’impiantistica sportiva tarpa le ali al riempimento degli stadi. La distanza dei club dal territorio di riferimento tiene lontano il contesto dalla vita del club, rendendo possibili pericolose incursioni da parte dell’avventuriero di turno.

L’iniqua commercializzazione dei diritti televisivi toglie linfa vitale a qualsivoglia progetto di crescita e di cambiamento. Il deludente rapporto con gli altri operatori del sistema educativo e sociale del territorio, in primis con la scuola, incrina le fondamenta su cui costruire un programma di rifondazione.

L’insufficiente valorizzazione dell’attività giovanile e la carenza di centri sportivi, che dovrebbero rappresentare l’eredità lasciata al territorio da ogni buon presidente, contribuisce a cronicizzare la crisi.

Il numero ridondante delle società professionistiche e il suo costo-sistema, infine, rappresenta la palla al piede che potrebbe trascinare a fondo un calcio oggi come oggi non più sostenibile a questi livelli.

Si tratta di criticità oggettive, che lo stesso presidente Gravina ha contribuito a stanare in questi mesi. Senza rimboccarsi le maniche per risolvere una volta per tutte le tante questioni aperte e continuando a tenere i tifosi alla periferia del sistema, la Lega Pro sarà destinata a vivacchiare per chissà quanti lustri ancora. Se non, addirittura, a sfaldarsi.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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