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Pallone Ufficiale NazionaleEra il lontano 4 febbraio 2012 quando il sito veneziaunited.com riprese un articolo di Calciopress e lo postò con un significativo commento. Vogliamo riproporre ai nostri lettori l’uno e l’altro. Sono passati più di cinque anni, ma nulla è cambiato se non in peggio.

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Sergio Mutolo di calciopress.net nell’articolo che potete leggere di seguito mette nero su bianco la deriva del calcio italiano. Con il pregio dell’estrema sintesi, la sua disanima tocca tutte le reali criticità del sistema calcistico nazionale: la crisi finanziaria della maggior parte dei Club, la bolla speculativa dei diritti televisivi, la situazione vergognosa degli stadi italiani, il pubblico che sembra ormai averli abbandonati, ma quello che emerge poi, e che preoccupa di più, è la mancanza di una idea forte da cui ripartire. Il pallone italico, travolto da scandali e dal concreto rischio di default finanziario, si barcamena con i responsabili di questo sfascio  a cercare di salvare solo se stessi e i loro affari. La via di uscita non può che passare attraverso una gestione sostenibile e partecipata dei Club da parte dei tifosi e delle comunità di riferimento di ciascun Club, gli unici soggetti che possono restituire al calcio italiano quella passione e quel senso di etica sportiva ormai smarrito.

Calcio e riforme, il dilemma è da dove ricominciare

Il calcio italiano sembra andare alla deriva. Paga la mancanza di un modello organizzativo di riferimento. Non si è cercato neppure di abbozzarlo, lasciando il sistema impantanato nel suo opaco status quo. Nelle stanze dei bottoni si naviga a vista.

Eppure un intervento è ormai indifferibile. In Italia la crisi economica morde più che altrove. Mette a rischio la stessa sopravvivenza dei club professionistici, soprattutto in Prima e Seconda Divisione di Lega Pro (come da tempo ammonisce il presidente Macalli). Da noi sono diventati una pletora in sostenibile, a fronte di risorse troppo limitate per essere distribuite a pioggia su un numero così imponente di società.

Gli stadi sono i più decrepiti d’Europa. Non spingono certo ad assistere alle partite dal vivo. Il tasso tecnico della serie A è in calo verticale. I campioni preferiscono esibirsi davanti a palcoscenici europei dotati di ben altro appeal.

Il tema della sicurezza è ben lungi dall’essere stato risolto con l’introduzione di una card impropria e temeraria come la Tessera del tifoso, che ha bisogno solo di essere cancellata. Acquistare i biglietti, spesso venduti a prezzi improponibili, assume in Italia i contorni di un problema di stato.

Il pubblico si allontana. Gli stadi si svuotano. Come mai in Inghilterra, Spagna e Germania sono sempre pieni ai limiti della capienza? Da noi sembra resistere sulle barricate solo una frangia limitata di vecchi appassionati. Non si intravede quel ricambio generazionale che è il solo in grado di assicurare il futuro di questo sport.

Il sistema italiano resta aggrappato al fuorviante sostegno economico delle pay tv. Le televisioni a pagamento hanno coperto finora la quasi totalità dei costi attraverso generosi diritti televisivi dilapidati senza costruire nulla di duraturo. Uno scialo incredibile.

Incrementare il ticketing (gli introiti da stadio) e il marketing? Non se ne parla proprio. Si avvicina il giorno in cui anche Sky e Mediaset si stancheranno di trasmettere partite da stadi decrepiti e desolatamente vuoti. Anche nei salotti la gente vuole assistere a spettacoli colorati.

Nell’attesa proustiana di un modello italiano che sappia imprimere la spinta necessaria alla ripartenza di un sistema sempre più avvitato su se stesso, la luce sembra vicina a spegnersi sul nostro calcio. L’anno zero è, forse, più vicino di quanto non si creda.

Il fatto è che non si capisce proprio da dove sia possibile ripartire. Siamo vicini al nulla assoluto, ma nessuno sembra rendersene conto.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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