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Gambe e scarpetteSono già trascorsi nove anni. L’assemblea del 19 giugno 2008 (il presidente era Mario Macalli) cassava la serie C e ne cambiava il nome in Lega Pro.

Via la C1 e la C2, quest’ultima un fondamentale cuscinetto tra calcio professionistico e calcio dilettantistico (due mondi regolati da norme completamente diverse). Al loro posto la Prima e Seconda Divisione. 

Avrebbe dovuto essere un “cambiamento epocale”, contrassegnato dalla nascita di una categoria organizzata “sul modello delle leghe inglesi” anche nel nome (League One e League Two).

Nove anni dopo si cambia di nuovo. Come ha spiegato il presidente in carica nel 2017, Gabriele Gravina, si torna alla vecchia Serie C. Stavolta, però, in Divisione Unica e senza alcun diaframma con la D. 

Nel frattempo, nessuna delle criticità di allora ha trovato soluzione. Le società iscritte, pur calate da 90 a 60, versano per la maggioranza in difficoltà economiche croniche. Le crisi e i fallimenti si sprecano. La classifica dei gironi è variamente affidata alle decisioni della Giustizia sportiva. Le graduatorie, in certi momenti del campionato, sono solo un’opinione. Gli impianti continuano a essere fatiscenti. I divieti di trasferta si sprecano. Si continua con i ripescaggi a go-go.

Il modello inglese, in sostanza, non è partito. Ticketing? Marketing? Sponsor? Solo parole vuote. Sarebbe occorsa la lungimiranza di tagliare drasticamente il format, limitandolo a un numero tale (40?) da consentire i severi controlli che stanno alla base di un esito finale conforme a criteri di lealtà sportiva: verifica dei bilanci, idoneità degli impianti, rispetto scrupoloso delle regole, equa distribuzione delle risorse, sussidiarietà e quant’altro.

I club avrebbero dovuto diventare il collante sociale del territorio, per accaparrarsi pubblico e risorse. Esattamente quanto è stato fatto, da e per tempo, in Inghilterra. In Italia invece gli anni volano via veloci, le occasioni non vengono colte, i treni sono lasciati passare e non succede mai nulla di nulla. 

Così, dopo un decennio, eccoci qua a ripartire dalla problematica Serie C del 2008. Tempus inesorabile fugit.

Sergio Mutolo –  www.calciopress.net

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