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Gambe e scarpetteLa terza serie nazionale è una categoria che, agli addetti ai lavori della mia generazione, evoca ricordi legati ai migliori anni della vita. La memoria, in questi casi, non è il miglior compagno di viaggio. Porta troppo a ritroso nel tempo e fa scattare la pericolosa trappola della nostalgia.

Per volontà del presidente Gabriele Gravina (al quale vanno peraltro riconosciuti non pochi meriti), a partire dalla stagione 2017-18 la Lega Pro tornerà a chiamarsi serie C.

Intrappolati nella palude delle procedure di iscrizione, molti club faticano a completare un iter burocratico che potrebbe rivelarsi letale. Le notizie che arrivano da diverse sedi non sono affatto incoraggianti.

Tuttavia il 30 giugno le 58 società papabili (sono già fuori Como e Latina) hanno presentato in massa la domanda di iscrizione. La consegna della fideiussione, a differenza degli anni scorsi, è stata invece posticipata al 5 luglio.

Poi la palla passerà alla Covisoc, chiamata all’improbo compito di mantenere il format federale a 60 in attesa di una riforma che non arriva mai. Si ricorrerà come sempre ai ripescaggi, dopo aver ridotto ai minimi termini la rituale ecatombe di luglio. 

Il fatto è che la Serie C non dovrebbe continuare a farsi del male. Occorrerebbe uno scatto in avanti che passi attraverso una visione d’insieme del sistema, ma che ogni estate viene eluso in attesa di chissà cosa o chissà chi. Si continua così a retrodatare il presente al passato, bloccando ogni opzione di riscatto.

I tempi sono cambiati  e continuano a cambiare, ma la prospettiva di una terza serie proiettata verso il futuro slitta inesorabile anno dopo anno. Si va avanti alla meno peggio. Al punto in cui siamo però, come ha scritto qualcuno parlando di una situazione politica altrettanto drammatica, il “meno peggio” rischia di diventare il “più peggio”.

Tutto ciò avviene nell’assordante silenzio mediatico di addetti ai lavori distratti e (si spera) disincantati, intenti più a zappare i loro angusti orticelli che a cercare idee nuove su cui lavorare. Anche loro correi rispetto alla deriva della terza serie. Inabili a incidere quanto potrebbero e dovrebbero. Perché la storia siamo (saremmo?) noi.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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