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Alla fine l’orgoglio ha prevalso sulla rabbia. Piero Camilli, patron della Viterbese, ce l’aveva un po’ con tutto l’ambiente. In particolare con istituzioni oggettivamente assenti e sorde a ogni progetto.

L’imprenditore che ha fatto grande il Grosseto, quattro anni fa si era deciso a rilevare la società gialloblù dopo l’ennesimo fallimento. Il club era ripartito dal campionato di Eccellenza, a seguito della fusione con la “sua” Castrense. Quello si, sotto il profilo calcistico, il vero gioiello di famiglia.   

La pronta risalita in Lega Pro non aveva sollevato l’entusiasmo che Camilli si aspettava. Un fatto normale a queste latitudini, se si pensa allo sprofondo dentro il quale la società laziale era precipitata dopo il drammatico fallimento del 2004.

Si deve osservare però che, sotto l’aspetto comunicativo, il club gialloblù ben poco ha fatto per recuperare terreno e per dissipare il disincanto del contesto (che affligge, ormai globalmente, il sistema calcio italiano).

Da tempo Camilli era una specie di furia. I segnali più volte lanciati e non raccolti, sono infine sfociati nella decisione di abbandonare la città di Viterbo al suo destino calcistico. Ciononostante il club, uno dei più sani e ambiti dai giocatori di tutta la terza serie nazionale, è stato regolarmente iscritto al campionato di serie C 2017-18.

La Viterbese, al momento, esiste solo sulla carta. Nelle more di una cessione alla solita cordata romana, per fortuna non andata in porto, più di metà della rosa si è sistemata altrove. Il club gialloblù dovrà giocare il primo turno della Tim Cup il 30 luglio, vale a dire tra dieci giorni.

Per rimettersi in carreggiata servirà uno di quei miracoli che il Piero Camilli dei tempi d’oro ha dimostrato di saper compiere. Si tratta solo di capire se ne avrà davvero voglia o se, invece, deciderà di tirare a campare.

Nel frattempo i rapporti ambientali sono tutti da ricostruire, dopo la lunga e penosa telenovela della cessione che ha amareggiato e diviso i tifosi. Il senso di smarrimento dei vecchi cuori gialloblù ci sembra più che comprensibile.

Il fatto che Camilli sia riuscito a tenere i mercanti fuori dal tempio, con un guizzo di orgoglio che ben si addice a un uomo della Tuscia,  è già un buon inizio. Tutto il resto, come sempre, lo scopriremo solo vivendo.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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