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La metafora più efficace per descrivere lo scenario calcistico in atto a Viterbo è quella della tempesta perfetta. Si tratta di un fenomeno meteorologico, raccontato anche in un film del 2000, legato allo scontro tra due o più turbolenze convergenti e dunque in grado di creare un vortice di grande potenza distruttiva.

La tempesta perfetta stava per prodursi a queste latitudini, con la sostanziale cancellazione del sogno gialloblù (“Viterbese, Camilli e il sogno gialloblù), per l’esplosivo contrasto tra la voglia di mollare del patron Piero Camilli e un futuro ritenuto insostenibile nella città laziale in campionati professionistici di alto livello.

Il primo dei due eventi, per buona sorte, è rientrato. Con lo slancio che gli si attaglia in quanto uomo della Tuscia (“Viterbese, il senso di Camilli per la Tuscia), Piero Camilli ha impedito che il club finisse in mani precarie. La decisione dell’imprenditore di Grotte di Castro di rimanere al timone della Viterbese, per il quinto anno consecutivo, ci porta dritti al secondo. Il fatto cioè, secondo il patron e non solo, che a Viterbo è molto complicato fare calcio a un certo livello per l’assenza cronica di infrastrutture sportive degne di questo nome.

L’auspicio è che la rabbia del patron non riprenda a montare nei prossimi mesi ricreando le condizioni per scatenare una seconda e definitiva tempesta perfetta che, stavolta, sarebbe letale per il futuro calcistico della città.

Resta il fatto che, se le cose non cambieranno a livello di contesto, la sostenibilità del club in ambito professionistico si riproporrebbe pari pari al termine della stagione. Perché la società potrebbe essere di nuovo in vendita.

La speranza di un osservatore lontano, da una vita innamorato perso dei colori gialloblù, è che si riesca a gestire il presente progettando in parallelo il futuro. Per farlo, occorre agire su due piani. Metabolizzare la crisi scoppiata al termine del campionato e impedire che se ne generi una nuova nella prossima estate.

Camilli ha fatto e sta facendo la sua parte alla grande, come di consuetudine. Ha saldamente ripreso in mano il club, costruendo un organico di tutto rispetto per questa categoria. Un atteggiamento in linea con il modo di fare calcio che lo contraddistingue e con la voglia di primeggiare ogni volta che decide di mettersi in gioco.

I fatti parlano da soli. Il suo impegno sotto questo profilo è totale e sarà appagante per i tifosi. Gli si chiede lo sforzo di un minimo di comunicazione in più per riaprire il dialogo con il tifo gialloblù, appannato dagli innumerevoli disastri che si sono accavallati nel corso di molti lustri ma genuino quanto mai. Si deve allargare la base per incrementare le presenze al Rocchi. Si può farlo solo radicandosi nel contesto e provando ad attirare le generazioni che, in questi lunghi anni, hanno perso il contatto con il club.

Tocca però soprattutto alle istituzioni e ai tifosi raccogliere la sfida che Camilli ha deciso di combattere sul campo. Le prime dovranno mettere a disposizione della Viterbese le strutture ad hoc che prescindono dalla presidenza di turno e che rappresentano un diritto acquisito per la città. I secondi dovranno uscire dal disincanto, che non porta da nessuna parte, e darsi da fare per diffondere a macchia d’olio in città i colori gialloblù.

Se così dovesse accadere, come potrebbe certamente accadere, con la famiglia Camilli al timone non ci saranno traguardi irraggiungibili per la città della Tuscia.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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