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Alzi la mano chi avrebbe scommesso su una Viterbese prima in classifica a punteggio pieno dopo tre partite (QUI). Il club gialloblù, fin quasi alla vigilia del  campionato, è rimasto in standby e in odore di cessione.

Il patron Piero Camilli, grande personaggio del calcio italiano ma soprattutto uomo della Tuscia (“Viterbese, il senso di Camilli per la Tuscia”), ha deciso all’ultimo tuffo di tenersi la società per il quinto anno consecutivo (dopo averla raccolta in Eccellenza e fatta salire lo scorso anno fino ai play off di Lega Pro). Poi ha fatto le cose in grande, come sua abitudine, avvalendosi di un Direttore Sportivo esperto comeLuci.

Accade così che a Valerio Bertotto, bandiera dell’Udinese e allenatore di grande spessore anche umano, venga affidata una rosa di primo livello. Un mix di giovani e di esperti della categoria, il cui valore emerge anche da una prima affrettata lettura.

Ma il tempo avrebbe potuto essere tiranno. La Viterbese è partita per il ritiro con grande ritardo rispetto alle avversarie del suo girone. Ha dovuto giocare cinque partite ufficiali, tre di campionato e due di Coppa Italia, in uno spazio di tempo assai risicato e con la preparazione fatta un po’ di corsa.

I risultati parlano da soli. Quattro vittorie e un pareggio, per un totale di 15 reti segnate e 7 subite. In campionato la squadra è stata fin qui uno schiacciasassi. Tre vittorie, per 10 reti segnate e 5 subite, con una differenza reti di +5. Sono andati in gol ben sette giocatori: Celiento, Jefferson e Tortori (due volte), Baldassin, Bismark, Cenciarelli e Vandeputte (una volta). Un complesso che vince e, soprattutto, sa come far divertire la gente.

Dati inequivoci, che stanno a dimostrare come Bertotto abbia saputo dare un’impronta davvero speciale alla squadra. Risultati che sono il frutto di un lavoro certosino e di un gioco corale grazie al quale possono segnare tutti, a prescindere dal ruolo. Senza contare che, in porta, c’è un campione come Iannarilli. Un vero lusso per questa categoria.

Il primo tempo giocato ieri al Rocchi contro la Carrarese, che arrivava a Viterbo senza aver subito reti, è stato di una fattura rara da vedersi a questi livelli. Poi la squadra, sul 4-1, si è un po’ lasciata andare e ha rischiato di essere raggiunta nel finale dai rocciosi marmiferi di Sivio Baldini.

I tifosi gialloblù, dopo decenni di amarezze, si stanno lustrando gli occhi. Peccato per la scelta della Curva Nord di disertare le partite in polemica aperta con il patron Camilli (“Viterbese, Camilli e la tempesta perfetta“). Una scelta giustificabile che però, oltre a far mancare ai giocatori un sostegno fondamentale, sta facendo perdere al nocciolo duro del tifo prestazioni (fin qui) da paura.

Il futuro è da decifrare ma, nel frattempo, la città della Tuscia si gode un presente roseo al di là di ogni aspettativa. Con Camilli nella stanza dei bottoni, Bertotto in panchina e una rosa di grande spessore è lecito sognare anche a queste latitudini (“Viterbese, Camilli e il sogno gialloblù“).

A questo punto occorrerebbe solo riempire il Rocchi. Con uno sforzo congiunto tra società e tifosi, è una missione che sembra possibile.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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