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Sergio Mutolo

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Quando si parla di calcio, si deve partire da un presupposto. Non si ha a che fare con un’azienda normale e, dunque, non si dovrebbe trattarlo alla stregua di un’azienda normale. La sua gestione è la monetizzazione di un sentimento, perché ciò che ne funge da traino è la passione dei tifosi (“Calcio, un’azienda anomala tra etica e imprenditorialità”).

Il calcio è certamente un business. Non a caso staziona stabilmente, per fatturato, tra le prime dieci imprese del sistema Italia. Volerlo ridurre sic et sempliciter a puro business, come sta accadendo alle nostre latitudini da molti lustri a questa parte, significa però renderlo agonico e scavargli la fossa in un arco temporale più o meno breve.

Il calcio, oltre che un’azienda, è molte altre cose. Un club, piccolo o grande che sia, appartiene alla città. E, dunque, ai cittadini-tifosi. È un progetto sociale. È il radicamento sul territorio. È una struttura organizzata in simbiosi con il contesto. Il fatto che sindaci e istituzioni si impegnino così attivamente nella tutela della squadra cittadina, fino a sovvenzionarla in certi casi, ne costituisce la prova provata. 

Parafrasando Antonio Gramsci, che in questi termini rifletteva a proposito della politica (da molti considerata una metafora del calcio), la cosa più importante per il futuro di questo sport in Italia è che torni a essere quello che è sempre stato fino a qualche decennio fa. Vale a dire una “passione organizzata”.

Il calcio imboccherà viceversa una china (forse) irreversibile se continuerà a tradire la passione dei tifosi tenendoli alla periferia del sistemacome è stato fatto sciaguratamente finora. Il suo futuro è legato alla capacità di trasmettere passione e di attirare i tifosi. Se essa scema, tutto evapora.

Quando nelle stanze dei bottoni viene meno la passione, come sta accadendo oggi, i tifosi sono i primi ad accorgersene. Sarà difficile poi, a medio lungo-termine, convincerli a rientrare nel sistema. Lo svuotamento degli stadi è, in ultima analisi, il mero esito di un’organizzazione fallimentare in prospettiva perchè non mette al centro la passione.

La “passione disorganizzata” ha portato al disincanto dei tifosi. Vanificherà ogni tipo di riforma, presente e futura.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net 

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