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Rimane un mistero glorioso la ragione per la quale in Serie C si continui a spalmare le partite in giorni e in orari impossibili. Una scelta che impedisce al tifoso medio della terza serie nazionale di godersi la partita dal vivo, come sarebbe sacrosanto, semplicemente per l’impossibilità di organizzarsi.

La vecchia serie C, caso unico fra i tornei professionistici italiani, aveva un suo intrinseco punto di forza. Vale a dire quello di giocare sempre la domenica e tutti alla stessa ora, salvo i posticipi televisivi numericamente esigui rispetto alla massa complessiva delle partite.

Una carta vincente, nell’opaco panorama del pianeta calcio italiano. Malamente sprecata però, in nome di un improbabile e indigeribile spezzatino, per obiettivi che non potranno mai essere condivisibili in virtù dei danni catastrofici che ne sono derivati. 

Gli stadi mediamente semivuoti della terza serie confermano che la Lega di Firenze continua a percorrere una strada impervia. A nostro modo di vedere non si andrà ancora molto lontano, così facendo.

Ispirarsi al calcio business delle grandi piazze significa davvero fare gli interessi dei cento campanili che caratterizzano da sempre il calcio di Lega Pro? È questo che vuol dire avere a cuore la centralità dei tifosi?

Un atteggiamento (oltranzista?) che ostacola il ritorno sulle tribune di quanti del calcio giocato, soprattutto in serie C, non ne vogliono quasi più sentir parlare.  

La Lega Pro, espressione della più sana provincia italiana, non può continuare a trasformare i tifosi in teleutenti da salotto. Senza un contatto vivo con il calcio giocato, con la gente che torna a riempire gli stadi, non si costruisce alcun duraturo radicamento sul territorio.

Se si vuole salvare questa categoria bisogna puntare sulla passione e sul senso di appartenenza, non sul business televisivo che a questi livelli potrebbe non trovare mai terreno fertile.

Una volta alla settimana il tifoso fugge dalla sua casa e va allo stadio. Quando la partita si conclude il sole se ne va e se ne va anche il tifoso. Scende l’ombra sullo stadio che si svuota. Il tifoso si allontana, si sparpaglia, si perde, e la domenica è malinconica come un mercoledì delle ceneri dopo la morte del carnevale” (Eduardo Galeano, ‘Splendori e miserie del gioco del calcio‘)

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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