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L’esigenza di riformare il campionato di serie C è diventata ormai un’urgenza. La sopravvivenza della terza serie non può che passare attraverso scelte che, superando le tante emergenze, consentano di trasformarla in una categoria sostenibile e solvibile.

La rifondazione non potrà prescindere da un ritorno al passato. In una società civile la memoria è la guida per ricostruire su basi solide un presente adulterato e per proiettarlo verso un futuro durevole. La Lega di Firenze non dovrebbe sottrarsi a questo assioma, se davvero vuole centrare l’obiettivo (“Serie C, Gravina e il filo della memoria”).

Il cammino riformista dovrebbe prevedere almeno tre fondamentali passaggi:

  1. il riposizionamento al centro del sistema dei tifosi, in quanto destinatari finale di ogni azione;
  2. il ritorno al calcio della domenica (tutti in campo nello stesso giorno e alla stessa ora, come avviene nella pari categoria inglese), imprescindibile per attrarre il pubblico spazzato via dallo sciagurato spezzatino delle ultime stagioni e crearne di nuovo;
  3. il taglio drastico del numero di club iscritti, per assicurare risorse e controlli che mettano al riparo dal rischio di giocare tornei falsati (il caso Modena docet).

Questo sarebbe solo un buon inizio. I club di terza serie dovrebbero assolvere a ben altre funzioni capaci di radicarle nel contesto, per ovviare al senso di “spaesamento” diffuso in questi ultimi lustri:

  • fungere da moltiplicatore di relazioni e legami sul territorio di riferimento;
  • valorizzare l’imprenditorialità e l’ingegno locale;
  • interagire da protagonista con le istituzioni politiche nella salvaguardia della coesione sociale;
  • implementare l’attività delle associazioni del territorio (anche mettendo a disposizione i propri spazi);
  • farsi promotore del patrimonio artistico, culturale e naturale del territorio di riferimento, allargando così i rispettivi bacini di mercato;
  • essere consapevoli che le Scuole Calcio sono la terza agenzia formativa del Paese e assumersi con responsabilità questo ruolo dialogando ad alti livelli con le istituzioni scolastiche e con le famiglie;
  • riuscire a essere un sostegno per tutta l’attività sportiva presente in loco, coinvolgendo altre discipline;
  • ricordare che le pratiche di marketing e comunicazione legate al calcio presentano sostanziali differenze con le strategie applicate in altri settori aziendali, in quanto le logiche del tifo si plasmano su una forma peculiare di appartenenza.

Solo una Lega in grado di spingere i club a seguire questo percorso virtuoso, in tutto o in parte,  saprà costruire le più solide fondamenta per una progettualità di lungo periodo. Forte di quella sostenibilità economica che solo il radicamento e la credibilità ottenuta sul proprio territorio saranno capaci di realizzare nel concreto.

Sergio Mutolo –  www.calciopress.net

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