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Sergio Mutolo

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In Serie C incombe la scadenza del 16 dicembre. Per alcune società il pagamento degli emolumenti e dei contributi si profila come una specie di terno al lotto. Si prospettano altri punti di penalizzazione, che si andranno a sommare a quelli già comminati nelle settimane scorse e  renderanno le classifiche dei tre gironi ancora più precarie di quanto già non siano.

In almeno due casi poi,  quelli ormai notori che coinvolgono Akragas e Vicenza, la cronaca calcistica è da tempo passata in secondo piano a fronte dei problemi correlati a passaggi societari molto complicati. Gli acquirenti “veri” sono merce rara in Serie C, categoria con scarso appeal sia economico che di visibilità. Quando infine il passaggio di quote si concretizza in corso di campionato, tutto diventa più difficile e rischioso.

Il caso Modena potrebbe dunque essere, per la Legsa guidata da Gabriele Gravina, solo la punta dell’iceberg di una situazione dannatamente deteriorata? Quante altre situazioni similari covano sotto la cenere? Come mai queste criticità non sono emerse, come avrebbe dovuto essere vista la qualità e la numerosità dei controlli, durante le procedure di iscrizione? Perchè si è deciso tenere il numero dei club così pletorico rispetto alla effettiva sostenibilità?

Domande che ci siamo posti un’infinità di volte in questi ultimi lustri, senza avere mai risposte convincenti a livello operativo e decisionale. Di fatto, le cose sono rimaste negli anni sempre uguali a se stesse.

I tifosi della terza serie nazionale, e con loro gli addetti ai lavori rimasti fedeli al ruolo di narratori neutrali dello sfascio indecoroso verso il quale è stato trascinato il calcio italiano, assistono sempre più sgomenti a una deriva infinita e fin qui senza sbocchi.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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