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Sergio Mutolo

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Il presente della Serie C guidata da Gabriele Gravina è sempre più precario e l’orizzonte sempre più fosco, se le cose non cambieranno in tempi brevissimi. All’esclusione dal campionato del Modena si accoderà, a breve, anche quella del Vicenza. Il Girone B perderà così due delle sue iscritte più blasonate. In occasione di ogni turno riposeranno non più due, ma tre squadre. Non ci saranno retrocessioni in Serie D. Un torneo totalmente falsato. Niente di nuovo sotto il cielo della terza serie nazionale, incapace di ascoltare gli allarmi degli ultimi lustri e di prendere con celerità le necessarie contromisure. Paradigmatico l’articolo di Calciopress che riproponiamo ai nostri fedeli lettori, pubblicato il 14 agosto del 2014 quando il presidente era Mario Macalli, ma che avrebbe potuto essere scritto all’inizio del campionato in corso e di ogni campionato che lo ha preceduto negli ultimi dieci anni. Chi salverà la Serie C, anello debole di un sistema alla deriva? Questa è la domanda (Sergio Mutolo).

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Lega Pro, quando il futuro è precario
Calciopress – 21/08/2014 

Il numero di club ammessi a partecipare alla Prima Divisione Unica di Lega Pro guidata da Mario Macalli, che dal 18 agosto funge anche da vicepresidente della Figc guidata da Carlo Tavecchio, sembra forse esagerato (leggi “Lega Pro unica, la carica dei 60” e “Lega Pro unica, Macalli si prende la rivincita).

Il fatto è che in Lega Pro le società sono canne al vento in balia di chi decide di mettersi alla barra di comando, spesso con motivazioni ambigue. I club sono assimilabili a navicelle che, lasciate andare in mare aperto, imbarcano acqua da tutte le parti. Non si fa in tempo a chiudere una falla, che subito se ne apre una nuova.

Il fatto è che l’azienda-calcio è tutto fuorché un’azienda normale. A maggior ragione lo è la Lega Pro, categoria sprovvista dei sussidi e delle iniezioni di liquidità su cui possono ancora contare le serie superiori. Parliamo dei famigerati diritti tv, che permettono alle società di A e (in parte) a quelle di B di restare a galla nonostante tutto.

Dalle parti della Lega Pro latita la visibilità mediatica che impedisce a personaggi opachi di impadronirsi delle società senza possedere le necessarie prerogative finanziarie e, tantomeno, un minimo di qualità etiche.

Eppure non mancano mai certi cosiddetti “imprenditori”, non si sa bene di cosa, che nei periodi bui scelgono di farsi carico di situazioni al limite della (in)decenza.

Tutto si svolge sotto traccia. Accade così che, in terza serie nazionale, le squadre continuano a fallire con regolarità svizzera. E così la sopravvivenza dei club, in Serie C, resta pericolosamente in balia del patron di turno.

Tutto è nelle mani della buona sorte. All’avvio di ogni stagione agonistica non rimane, ai poveri tifosi, che rimettersi al fatidico “io speriamo che me la cavo”.

Se fossero applicate in maniera davvero rigorosa le regole relative ai requisiti finanziari e agli stadi a norma, su cui di fatto si dovrebbe fondare il meccanismo delle iscrizioni alla terza serie nazionale, quante delle 60 società iscritte si potrebbero considerare ai nastri di partenza nelle condizioni di completare il campionato senza penalizzazioni e/o fallimenti?

Redazioneweb – www.calciopress.net

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