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È ormai un’urgenza. Il calcio italiano ha bisogno di riforme. Per la Serie C guidata da Gabriele Gravina è vitale trasformarsi in una categoria sostenibile e solvibile. Il percorso riformista dovrebbe prevedere almeno tre passaggi ineludibili:

  1. il taglio drastico del numero di club iscritti, per assicurare risorse e controlli che mettano al riparo dal rischio di giocare tornei falsati.
  2. il riposizionamento al centro del sistema dei tifosi;
  3. il ritorno al calcio della domenica (tutti in campo nello stesso giorno e alla stessa ora, come avviene nella pari categoria inglese), imprescindibile per attrarre il pubblico spazzato via dallo sciagurato spezzatino delle ultime stagioni e crearne di nuovo.

Sarebbe solo un buon inizio. Un club di terza serie dovrebbe puntare a obiettivi in grado di radicarli nel contesto, per mettere mano al senso di “spaesamento” diffuso di questi ultimi lustri. In sintesi:

  • fungere da moltiplicatore di relazioni e legami sul territorio di riferimento;
  • valorizzare l’imprenditorialità e l’ingegno locale;
  • interagire da protagonista con le istituzioni politiche nella salvaguardia della coesione sociale;
  • implementare l’attività delle associazioni del territorio (anche mettendo a disposizione i propri spazi logistici);
  • farsi promotore del patrimonio artistico, culturale e naturale del territorio di riferimento, allargando così i rispettivi bacini di mercato;
  • essere consapevoli che le Scuole Calcio sono la terza agenzia formativa del Paese e assumersi con responsabilità questo ruolo dialogando ad alti livelli con le istituzioni scolastiche e con le famiglie;
  • riuscire a essere un sostegno per tutta l’attività sportiva presente in loco, coinvolgendo altre discipline;
  • ricordare che le pratiche di marketing e comunicazione legate al calcio presentano sostanziali differenze con le strategie applicate in altri settori aziendali, in quanto le logiche del tifo si plasmano su una forma peculiare di appartenenza.

Solo una Lega in grado di spingere i club verso un  percorso virtuoso di questo tipo, da realizzarsi a tappe forzata,  saprà costruire le più solide fondamenta per una progettualità di lungo periodo. L’obiettivo finale deve essere la sostenibilità economica, che solo il radicamento e la credibilità ottenuta sul territorio di riferimento saranno capaci di realizzare nel concreto.

Sergio Mutolo –  www.calciopress.net

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