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La grande séduction” è un delizioso film canadese del 2003. Racconta i mille espedienti che gli abitanti di un piccolo villaggio sono costretti a mettere in atto per accattivarsi il medico destinato a fermarsi solo un mese e convincerlo a restare. Solo così sarà possibile l’apertura della fabbrica, vista come l’ultima occasione per salvarsi da una crisi che sarebbe fatale.

Cosa c’entra tutto questo con la Viterbese, considerato che lo sperduto villaggio di Sainte-Marie-la-Mauderne sulla costa atlantica del Quèbec non ha niente a che vedere con la storica città della Tuscia? E che la salvaguardia della dignità legata al lavoro è tutt’altra cosa rispetto alla tutela di una squadra di calcio?

C’entra, eccome. Il fatto è che la Viterbese viaggia con il vento in poppa. Il club gialloblù, terzo in classifica e finalista in Coppa Italia, sta disputando una stagione spettacolare. Merito esclusivo di Piero Camilli che ne ha raccolto i cocci e, in cinque anni, ha riportato la squadra in terza serie nazionale (passando da due campionati vinti in Eccellenza e in Serie D). E che ora sta facendo mangiare la polvere a società assai più blasonate.

Ieri sera è toccato all’Arezzo pagare pegno al Rocchi di Viterbo, ma lo stadio era colorato di amaranto e non di gialloblù. La curva ospite era riempita da trecento tifosi provenienti dalla città toscana, mentre in quella di casa si segnalava il tifo incessante del risicato gruppetto di irriducibili ai quali va tutto il nostro più caldo ringraziamento.

Un diverso radicamento tra il club gialloblù e il contesto, in cinque anni, si sarebbe però potuto (dovuto?) costruire. Le ragioni di questo disamore sono molteplici. Le abbiamo già esaminate su Calciopress (**) e non è questo il momento per tornarci sopra.

Certo è che confrontarsi con una squadra che gioca in esercizio provvisorio ma che è capace di affrontare con questo piglio un club vincente, supportata dalla tangibile passione di città e tifosi, porta ancora una volta a riflettere sulle ragioni per le quali un lustro non sia bastato per circondare con il dovuto affetto un presidente del calibro di Piero Camilli. Per quanto burbero sia.

Tornando a “La grande séduction” non sappiamo a chi adesso tocchi sedurre chi, né chi dovrebbe fare il primo passo. È certo però che qualcosa dovrà cambiare dalle parti di Viterbo. I treni che passano sono fatti per salirci sopra e viaggiare alla ricerca di orizzonti nuovi, non per lasciarseli scappare.

Non si deve mai dimenticare che la Viterbese porta in giro per l’Italia i colori della città di cui è un patrimonio da proteggere. Così come nel villaggio di Sainte-Marie-la-Mauderne, bisognerebbe (bisogna) fare di tutto e di più per provare a “sedurre” chi potrebbe condurre a livelli inusitati la società calcistica che rappresenta il capoluogo della Tuscia e convincerlo a restare. 

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

(**)
Viterbese, Camilli e il sogno gialloblù
Viterbese, il senso di Camilli per la Tuscia
Viterbese, Camilli e la tempesta perfetta

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