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La mia lunga storia d’amore con la Viterbese, cominciata quando avevo cinque anni in occasione di uno dei tanti epici scontri con gli avversari storici di Civitavecchia, entra nel vivo con la stagione 2002-2003. La Viterbese gioca in C1. Gennaro Aprea ha raccolto, con mediocri risultati, la pesante eredità di Gaucci. Dopo una massiccia contestazione, prende la decisione di cedere il club a Fabrizio Capucci.

Accade così che il 14 dicembre 2003, con l’amico Stefano Cordeschi, ci ritroviamo al Rocchi di Viterbo per la partita con la Vis Pesaro. Siamo stati contattati per dar vita al sito ufficiale della società in qualità di fondatori/gestori di Cuori Gialloblù (nato a Firenze grazie a un’idea di mio nipote Marco Zwingauer, oggi direttore generale del CS Lebowski di Firenze, alla quale mi ero volentieri accodato) e di Viterbolandia (creato a Lucca da Stefano Cordeschi, supertifoso gialloblù, per tenere comunque un pezzo del suo cuore a Viterbo). 

Un impegno difficile e faticoso, considerato che entrambi siamo residenti in Toscana, ma al cuor non si comanda. Quel giorno sulle tribune c’erano meno di 350 spettatori. Un quadro sconfortante. La squadra riuscì però nella (im)possibile impresa di risalire dal fondo della classifica fino alla salvezza matematica, ottenuta con una domenica di anticipo.

Ricordo un anno e mezzo di grandi soddisfazioni. I tifosi si strinsero intorno alla squadra. Al termine della stagione 2003-04, quando la Viterbese giocò al Rocchi la sfida di andata per la serie B con il Crotone, c’erano ben oltre 6.000 spettatori. Un’atmosfera surreale, rispetto a quella vissuta il 14 dicembre 2003.

A quanti volessero avere una pallida idea di quel giorno, consiglio di cliccare questo link (si tratta di un video postato da un tifoso del Crotone, ma aiuta a capire la bolgia di quella lontana domenica di 14 anni fa).

Poi la luce si spense. All’inopinato fallimento del club seguì una  precaria rinascita nell’estate del 2004. Grazie al lodo Petrucci nasceva l’AS Viterbo Calcio, iscritta al campionato di C2.

Al termine del secondo campionato in quarta serie nazionale, coincidente con la presidenza Pecorelli, prendemmo la dolorosa decisione di chiudere il sito ufficiale (che sparì definitivamente dal web). Stefano e io tornammo a fare i semplici tifosi, continuando però a tenere la Viterbese nella mente e nel cuore.

Potrebbe aprirsi, ora, una nuova importante parentesi nella “grande storia” del club”. Piero Camilli, presidente molto burbero ma grande conoscitore di calcio, è riuscito in cinque anni nella mirabile impresa di riportare la Viterbese sotto i riflettori dopo anni di anonimato. Ciò che più conta, ha riavvicinato al Rocchi molti dei tifosi che si erano persi per strada durante questi lustri davvero bui.

L’amore per i colori gialloblù potrebbe tornare a esplodere, come ai tempi della storica finale con il Crotone. Si tratta di cooperare perchè questo avvenga. Le istituzioni fin qui piuttosto latitanti sono chiamate a dare il supporto logistico dovuto a un club che porta i colori della città di Viterbo in giro per l’Italia, a prescindere dalla presidenza di turno. Perchè la squadra di calcio è, a tutti gli effetti un patrimonio della città.

Non si dovrebbe (deve) disperdere il patrimonio che Piero Camilli, da uomo della Tuscia, è riuscito faticosamente a ricostruire. Il rischio c’è, molto più forte di quanto si creda. Il patron ha fatto il primo passo, organizzando al Rocchi una festa di fine stagione come non accadeva da anni. Ora tocca a tutti gli altri attori dare la risposta giusta (“Viterbese, Camilli e la tempesta perfetta“). Non perdiamo anche questo treno.

Sergio Mutolo –  www.calciopress.net

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