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Sergio Mutolo

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La Federcalcio ha un modo curioso di risolvere i fallimenti seriali che da lustri falcidiano la serie C, anello debole di un calcio professionistico pletorico e sempre più alla deriva.

Il coniglio dal cilindro secondo la “guida” del sistema calcio italiano? Riempire con squadre B le caselle lasciate vuote da club storici della provincia italiana. Paradigmatici i casi dell’Andria e della Reggiana, ultimi in ordine di tempo. Una scelta, oggettivamente, molto infelice.

A rendere ancora più opaco il quadro è la decisione di mettere la Juventus B e il Milan B al primo posto nella classifica dei ripescaggi. La ciliegina finale su una procedura squallida e sleale, che esiste e resiste solo nel disastrato mondo pallonaro italiano.

In questo modo la C si allontanerà ancora e sempre più dalla sua dimensione provinciale per inseguire il business che ha portato (quasi) tutti, prima o poi, a diventare tifosi di un club strisciato che nulla ha a che vedere con il territorio dove si è nati e/o si vive.

Questo calcio alla canna del gas non si merita di risucchiare anche i tifosi delle provinciali. Merita solo teleutenti da salotto asserviti alle pay tv, vere padrone del pallone. Un problema, l’epocale crisi della Lega di Firenze, non si può e non si deve risolvere creando un altro problema.

Che c’entrano le squadre B con la storia di una categoria, quella inventata dal grande Artemio Franchi, espressione dei “cento campanili” italiani? Che fare, per arrestare questo schifo?

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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