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Il format della Serie C si è ridotto dai 90 club della stagione 2014-15 ai 60 previsti dalla attuale normativa federale.

Un numero ridondante che in rari casi la Lega di Firenze è riuscita a coprire nel corso degli anni, con tutte le complicazioni che ne sono derivate sulla composizione dei gironi. Lo scorso anno si è raggiunto il top, con raggruppamenti dispari che hanno interferito pesantemente su calendari e classifiche.

Il format della Serie C, anche quella guidata da Gabriele Gravina, non si è mai sgonfiato del tutto solo perchè è stato artificialmente pompato grazie al ricorso massiccio alla procedura dei ripescaggi. Una pratica sleale e antisportiva, che trova spazio solo in Italia a questi inusitati livelli.

Una categoria, per tenersi in piedi, deve essere sostenibile. In carenza, finisce per essere fuffa. L’insostenibilità di una Serie C a 60 è stata più volte sottolineata, a tutti i livelli, ma non è stato mai fatto niente di concreto per risolvere l’annosa questione.

L’estate che sta scivolando via continua a offrire cronache dolorose, che di calcistico non hanno neppure l’ombra. Si parla solo di tribunali, ricorsi e controricorsi. Anche la B, contro ogni previsione, è ormai gravemente contaminata dal virus dell’insostenibilità economica.

La disperante attesa di un modello italiano che sappia ricalcare il meglio dei modelli continentali, con l’aggiunta delle nostre peculiarità, resta un’utopia confinata nel libro dei sogni. Intanto, mentre il tempo fugge inesorabile, l’unica novità  di rilievo in terza serie è l’arrivo della Juventus B.

Mancava solo l’arrivo degli alieni per completare il quadro drammaticamente caotico di una Serie C in cui ciascuno continua ciclicamente a zappare il proprio orticello, cieco a qualsiasi visione globale della categoria.

Sergio Mutolo –  www.calciopress.net

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