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La Serie C ha iniziato a giocare, nonostante manchino all’appello sei società tenute ai box per il sovrapporsi delle vicende giudiziarie connesse alla riduzione unilaterale del format della B.

Mentre il presidente Gravina ha deciso di far partire comunque il campionato, dopo una serie di rinvii che non sono serviti a sciogliere i nodi, la giustizia civile e quella sportiva stanno facendo a gara per rallentare i tempi necessari a trovare il bandolo della matassa.

Nel marasma crescente lievita il senso di profondo squallore che simili vicende si trascinano dietro. Un opaco panorama, dal quale emerge un quadro terrificante.

In carenza di istituzioni sportive all’altezza ci si domanda perplessi chi sia rimasto a tutelare i colori delle nostre squadre, che indossano i colori e sono il simbolo delle nostre città.

Non certo i media nazionali, che si svegliano sempre troppo tardi per poi abbandonarsi al solito moralismo d’accatto dopo essersi lasciati colpevolmente distrarre lungo tutta la stagione da un vacuo gossip che oscura i veri problemi del calcio italiano. 

Forse neppure i tifosi, ormai disincantati e travolti da eventi di cui non riescono più a capire il senso.

Il gioco si è fatto duro e sporco, perché ormai ci si confronta nelle aule dei Tribunali e non più sul campo come avveniva una volta. Che non sia arrivato, anche per i tifosi, il momento di appendere sciarpa e cappellino al chiodo?

Sergio Mutolo –  www.calciopress.net

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