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C’è stato un tempo non lontano in cui la reputazione era la stella polare degli umani. Soprattutto quando si ricoprivano cariche pubbliche e/o istituzionali a rischio di sovraesposizione mediatica.

La considerazione da parte di utenti e collaboratori era un tratto fondamentale in ambito professionale e aziendale. Per preservarla si optava per uno stile di vita sobrio, con tutte le rinunce conseguenti. La stima era un valore posto al di sopra ogni altra cosa.

Solo così si era veramente liberi di mettere la faccia nelle cose e nelle scelte, sempre e comunque, senza il terrore di essere messi alla gogna da attacchi più o meno trasversali che potevano mandare in frantumi una carriera o un’azienda.

Nel terzo millennio tutto è cambiato, sotto questo profilo. La reputazione è ormai un optional, del quale si può fare tranquillamente a meno. Uomini pubblici, professionisti e dirigenti aziendali si sentono sempre al centro di un complotto quando finiscono nel tritacarne di inchieste o di critiche che hanno spesso a che fare con una reputazione opaca e per niente conforme al ruolo che che ci si è ritagliati nella società.

A chi interessa più un simile stato dell’animo in un contesto in cui la stella polare è l’accumulo di cariche che danno visibilità, danaro e potere? Questo accade nella vita e accade nel calcio, sport che ne rappresenta l’indubbia metafora come sostiene Sartre.

Cosa aspettarsi dunque da quanti, ricoprendo cariche istituzionali fondamentali per il corretto funzionamento del sistema, se ne fregano altamente della reputazione puntando all’obiettivo di collezionare incarichi e poltrone?

C’è stato un tempo non lontano in cui il calcio italiano e i suoi dirigenti avevano una reputazione da difendere. Oggi non resta altro che uno sfascio crescente nel quale sono costretti a muoversi i tifosi, vera architrave di un sistema che li ha messi al bando in nome del business.

I tifosi, che rappresentano il lato etico del calcio, assistono annichiliti e disincantati alla marcia inarrestabile del mondo pallonaro verso uno sprofondo che inghiottirà le loro squadre del cuore.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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