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Sergio Mutolo

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Semiprofessionismo in C? No, grazie. Lo avevamo scritto su Calciopress  il 14 febbraio 2018, in occasione della riunione tenuta il 12 febbraio 2018 dal Consiglio Direttivo della Lega Pro presso la sede di Firenze >>> LEGGI QUI che aveva come tema “Idee per un percorso di innovazione e di riforma del calcio italiano”.  

Ora che Gravina è approdato dalla presidenza della terza serie nazionale a quella della Figc, il problema si ripropone in modo assi più concreto. L’idea è quella di una Serie C formata dalla solita folla di 60 club, ma traslocando dal professionismo al semiprofessionismo.

E così la C, l’anello più debole di un sistema ormai alla canna del gas, potrebbe subire una straniante metamorfosi. La gloriosa terza serie diventerebbe una terra straniera, che non ha più nulla da dare e tanto meno da dire.

Ribadiamo che da sempre Calciopress è contro l’introduzione, in terza serie nazionale, di forme organizzative che prescindano dal professionismo. Il nostro modello di riferimento, da quando è esplosa la crisi, resta quello inglese. Un’organizzazione da replicare, anche se nessuno ci ha mai provato alle nostre latitudini.

La serie C avrebbe (ha) semplicemente bisogno di un drastico taglio dei club iscritti che riduca il perimetro delle società da tenere sotto controllo e assicuri una gestione più equa delle risorse disponibili, in modo tale da rendere sostenibile nel tempo una categoria che va tenuta in ambito professionistico per svolgere la sua mission di rivoluzione dal basso del declinante calcio italiano.

Resta ovviamente fondamentale, per le caratteristiche e il ruolo della Serie C, ancorarsi strettamente al territorio per ricavarne risorse in cambio di progetti socialmente utili diretti al contesto e per risuscitare l’amore per il calcio nei giovani, che da troppo tempo hanno abbandonato gli stadi.

Per riformare la terza serie nazionale, dove Gravina si è suo malgrado lasciato dietro un cumulo di macerie difficili da raccogliere, non servono passi indietro ma passi in avanti. Bisogna far crescere nei tifosi la voglia di tornare a sentirsi coinvolti in uno sport bellissimo ma che li ha, di fatto, emarginati.

La storia del calcio è un triste viaggio dal piacere al dovere. A mano a mano che lo sport si è fatto industria, è andato perdendo la bellezza che nasce dall’allegria di giocare per giocare” (Splendori e Miserie del gioco del calcio, Eduardo Galeano)

Sergio Mutolo –  www.calciopress.net

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