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A un’estate terrificante, che ha lasciato ferite impossibili da cicatrizzare, ha fatto seguito un autunno drammatico. Una squadra del girone C, la Viterbese, deve recuperare ben otto partite più una di Coppa Italia. Almeno cinque club della terza serie, finora, sono alla canna del gas. Nessuno può dire oggi se riusciranno a riprendere il campionato a gennaio.

Di fronte a questo sfascio megalitico solo all’inizio dell’inverno è stato possibile sciogliere il nodo del format di Serie B e, di conseguenza, ufficializzare il meccanismo delle promozioni e delle retrocessioni in terza serie nazionale.

Al termine del Consiglio Federale è stato sancito che la Serie B tornerà a 22 e che in Serie C ci saranno 4 promozioni e 8 retrocessioni. Solo il 31 gennaio saranno definiti i criteri dei ripescaggi, ritenuti necessari per completare gli organici. Si, perché serviranno tre squadre di terza serie. E però saranno definite tramite il ripescaggio e non attraverso una promozione ottenuta sul campo.

La grande carta del rinnovamento promesso dai vertici federali che fanno riferimento al presidente Gravina sarà dunque, udite udite, la riproposizione dei ripescaggi in Lega Pro anche per il campionato 2019-20.

E questo sarebbe il coniglio estratto dal cilindro, i ripescaggi. Una pratica sleale, che non trova riscontro in Europa con questa pervicacia. Una procedura pericolosa per la maggior parte dei club che decideranno di aderire, in quanto il torbido meccanismo si trasmetterà a cascata ai club delle serie inferiori.

C’è da rimanere basiti. Quando mai arriverà, di questo passo, il momento di dire basta alle soluzioni obsolete che nei lustri precedenti hanno portato allo sfascio attuale? Quando si ripartirà da qualcosa di davvero innovativo? Quando la smetteranno, i presidenti dei club di terza serie, di lasciarsi trascinare sul fondo del burrone? Queste sono le domande.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

 

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