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Sergio Mutolo

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Alla fine degli anni Sessanta, in pieno boom economico, la Esso lanciò in Italia una campagna pubblicitaria nella quale la pompa di un distributore diventava la coda di una tigre. Nei distributori erano esposti totem e venivano distribuiti gadget di vario tipo. Partì anche una martellante campagna televisiva. 

Quella tigre attaccata agli erogatori del carburante dava la sensazione di entrare nel serbatoio e faceva galoppare la fantasia. Sul gadget da appendere allo specchietto e sugli adesivi  si doveva leggere bene un tigre. Erano tempi di grande consumismo. I pubblicitari creavano slogan d’impatto, capaci di colpire l’immaginario collettivo.

Ogni volta che penso a quella pubblicità mi viene in mente Diego Foresti, l’impareggiabile direttore generale della Viterbese. Professionista di rango e di spiccato dinamismo intellettuale, si sta dimostrando un vulcano di idee. La lista delle innovazioni ambientali e logistiche riconducibili alla sua dedizione e al  suo estro si allunga ogni giorno che passa, a prescindere dal lungo stop agonistico protrattosi per quasi tre mesi.

L’ultima grande operazione che il dg gialloblù sta cercando di mettere a punto è la ricostruzione della Prato Giardino. E qui il tifo del contesto per lui si trasforma in una ola. Sarebbe fantastico se, all’unisono con la proprietà e il Comune di Viterbo, il progetto riuscisse ad andare in porto.

Va sottolineato infine come tutto quello che Foresti fa, lo fa sotto traccia. Ciò rivela understatement piuttosto raro per i nostri tempi impregnati di protagonismo e autoreferenzialità ai massimi livelli. Un punto ulteriore a suo favore, se ce ne fosse ancora bisogno. Lasciare spazio ai fatti in un mondo che pullula di parolai (i vertici della Figc e della Lega docent) è cosa quasi stupefacente.

Per tutte queste e per molte altre ragioni, Diego Foresti è un plus valore per la Viterbese. La scelta della società di paracadutarlo a Viterbo, reduce dalla memorabile esperienza vissuta a Como, si è dimostrata un vero colpo di fortuna per la società gialloblù.

Ritornando alla pubblicità vintage della Esso si può serenamente affermare che, con Foresti, la Viterbese ha messo un tigre nel motore. Anzi, visto che stiamo parlando in chiave gialloblù, sarebbe forse più corretto adeguare lo slogan. E parlare non di un tigre, ma di un Leone nel motore.

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