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Sergio Mutolo

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La Viterbese prosegue domani a Bisceglie il suo procelloso cammino nel girone C della terza serie nazionale. Il club gialloblù, vittima (designata?) del marasma estivo in cui è stata lasciata precipitare la C, ha la vita difficile dall’inizio (ritardato) del campionato.

Inserita in un raggruppamento abnorme rispetto alla latitudine della città di Viterbo dalla Lega guidata da Gabriele Gravina (ora passato alla Figc per lasciare a Francesco Ghirelli la poltrona di Firenze), la società tusciana ha atteso per dieci giornate di veder riconosciuto il proprio diritto a essere traslocata nel girone A (quello di sua stretta competenza per la dislocazione geografica).

La Viterbese avrebbe dovuto essere inserita fin dall’inizio nel girone centro-settentrionale, dove ha giocato i due precedenti tornei di serie C. Sarebbe stato sufficiente far rispettare le regole, come dovrebbe essere. Le cose sono andate storte.

Tutto si è svolto a danno di un club sano e solvibile come la Viterbese. Si è consentita l’iscrizione di società decotte ancora prima del via. Si è imposto l’inserimento nel girone A  della Juventus Under 23 che, con la serie C, non c’entrava e non c’entra un tubo.

Per quasi tre mesi il club ha fatto notizia a livello mediatico. È stata l’ultima squadra professionistica in Europa a iniziare il campionato. Una situazione aberrante, che ha finito per ripercuotersi sul rendimento di una rosa costruita per primeggiare nel girone A e inopinatamente sbattuta nel C. Il risultato è che ora si galleggia, a sorpresa, nelle posizioni di fondo della classifica.

Ma la Viterbese continua a fare notizia, stavolta per la rete fantasma convalidata dall’arbitro con la complicità del guardalinee nella partita giocata con la Reggina al Granillo mercoledì scorso. Un evento incredibile, che ha indotto la società a inoltrare ricorso alla Lega Pro per invalidare il risultato.

La ciliegina sulla torta potrebbe essere ora rappresentata dall’estromissione del Matera (squadra con cui la Viterbese ha perso quando ancora il club lucano giocava un calcio vero) nel girone C e da quella in un colpo solo di tre club (Cuneo, Lucchese e Pro Piacenza) ammessi senza una fideiussione valida in quel girone A nel quale sarebbe dovuto rientrare con pieno diritto il club della Tuscia.

Fatto sta che la squadra è con il morale sotto i tacchi. La proprietà è rabbiosa. Il rischio potrebbe essere quello di rompere il giocattolo.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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